Sanremo: il complotto che non c'è

LA POLEMICA

Perché non c'è stato nessun piano politico in sala stampa

Rientrare da Sanremo sulla scia delle polemiche riguardo l'esito finale, ossia la vittoria di Mahmood, ha un po' offuscato una bella settimana di musica trascorsa sulla riviera ligure.
Essendo stato uno dei componenti della giuria della stampa, tirata in ballo per un presunto complotto per ribaltare il giudizio popolare ai danni di Ultimo, il più televotato, per favorire l'italo-egiziano Mahmood, ritengo di dover raccontare i fatti così come si sono svolti, nulla più e nulla meno.
Questo per contribuire a smontare la teoria che vede i giornalisti presenti all'Ariston come un gruppo compatto di reclutati per far vincere un "immigrato" (anche se Alessandro è un italiano, nato e cresciuto in questo Paese) per dare un segnale di integrazione, a favore di chissà quale élite amica di Soros e affini.
Resta inteso, a prescindere, che sentire colleghi che insultano i cantanti che si defilano o che urlano "in galera" dopo l'esibizione de Il Volo (sentito con le mie orecchie) è un comportamento da stigmatizzare, che non aiuta certo la credibilità della professione.
I fatti sono molto più semplici di quanto si vuol far credere e cercherò di raccontarli.
 
Alla sala stampa dell'Ariston (il "roof", per gli addetti ai lavori) ho sempre votato liberamente: nessuno è venuto a dirmi cosa fare. Ho votato per quattro serate (la prima ero in teatro a vedere lo spettacolo dal vivo), esprimendo la mia preferenza esclusivamente sulla base del mio gradimento. Ho votato la Bertè, Cristicchi, Arisa, Ghemon, Silvestri e altri, secondo il tipo di votazione che bisognava fare. Altri miei colleghi, con i quali ho chiacchierato, hanno fatto scelte uguali o diverse dalle mie. Ho visto applaudire dai miei colleghi artisti come Achille Lauro, Arisa, Cristicchi, Silvestri. Anche Ultimo. Anche Mahmood.
Tutto questo per dire che il voto era libero ma, soprattutto, vario. Non compatto. Ognuno è andato per conto suo. Ognuno ha seguito le sue preferenze. Magari ama la musica napoletana: ha votato Nino D'Angelo e Livio Cori. Magari amava già gli Zen Circus o gli Ex-Otago e li ha votati. Fin qui ci siamo? Ripeto: voto vario e non compatto.
Veniamo alla finale: la votazione si ripete con le stesse modalità cui sopra. Il voto non è compatto. Fino a che viene rivelata la classifica finale: a questo punto 21 artisti escono dal podio, non potranno più piazzarsi.
Guardate alcuni video su YouTube. Ascoltate i "buuu" all'annuncio che Cristicchi, Silvestri e la Bertè non vinceranno. I "buuu" quando Il Volo entra nei primi tre.
Le cose, a questo punto, si fanno più semplici: abbiamo Il Volo, Ultimo e Mahmood come opzioni. Non altri, non i propri beniamini. Si fa semplice. La sala stampa vota velocemente e si capisce subito come andrà: Il Volo non gode di simpatie e non è votato. La corsa è tra Ultimo e Mahmood.
La spunta Mahmood, perchè il pezzo è piaciuto di più, è ritenuto più moderno, il "clap" di mani ci ha conquistati. Si vota Mahmood e questo va, a sopresa, a vincere il Festival. Nessun complotto: ridotti a tre canzoni, abbiamo scelto quella che ci piaceva di più. Stop. Tutto il resto è polemica. Non c'è nessuno progetto, nessun messaggio politico. Anche perché i giornalisti arrivano dalle testate più disparate e non la vedono tutti allo stesso modo, su certi temi.
Mahmood vince perché è arrivato all'ultimo televoto e la sua canzone convince più di quella di Ultimo.
Già, lui.
UItimo si lamenta perchè è arrivato secondo, sostenendo che il voto popolare (e pagante) è stato annullato dalle altre due giurie.
Va ricordato a Ultimo che il meccanismo di quest'anno è analogo a quello che l'anno scorso lo ha portato alla vittoria nella categorie Nuove Proposte (quest'anno, ahinoi, eliminata).
Va ricordato a Ultimo che, quando si è iscritto al Festival, ha accettato in toto il regolamento che prevedeva il 50% di voto dal televoto, il 20% dalla giuria d'onore e il 30% dalla giuria della sala stampa: se ritiene ingiusto questo meccanismo, non doveva partecipare sin dall'inizio. Non si può contestare un regolamento solo perchè non sei arrivato primo, appellandoti alla giuria che più ti fa comodo.
Ultimo dovrebbe imparare anche un po' di umiltà, prendendo magari lezione di sportività da Il Volo, che si è complimentato con il vincitore ed ha dato una lezione di professionalità ed educazione per tutta la durata del festival. E parliamo de Il Volo, un trio famoso in tutto il mondo.
Ultimo potrebbe anche rivedere la finale del 2017, dove la vincitrice annunciata Fiorella Mannoia si è vista scavalcata da Francesco Gabbani e la sua scimmia ed ha subito sfoderato un grande sorriso, abbracciando il vincitore. E parliamo della Mannoia, un'artista immensa della nostra musica.
Dovrebbe anche imparare che, quando vai a Sanremo, sei in pasto a fan e giornalisti e magari qualche sorriso in più lo devi fare, qualche intervista in più la devi rilasciare, invece di fare di tutto per non farti vedere neanche fossi Michael Jackson e negarti sempre e comunque.
Ultimo, insomma, dovrebbe imparare a perdere, se arrivare secondi è per lui un'amara sconfitta. Dovrebbe imparare l'umiltà, perchè in mancanza di questa, spesso, non si va lontano.
(gm)