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Rock the Casta!

Abbiamo preso a prestito le atmosfere evocate dal sempreverde successo dei Clash del 1982 per tentare anche noi di scuotere il mondo dei privilegi inossidabili della cosiddetta Casta italiana. Si tranquillizzi Rosy Bindi: questo non sarà un approfondimento sulle sue presunte negazioni dalle pratiche sessuali. Lei, assieme ai suoi 951 colleghi Parlamentari (Camera e Senato) ed ai 160 mila amministratori di Regioni ed Enti Locali, ci interessa "solo" nel ruolo di dipendente pubblico della azienda italiana che vanta il maggior numero di dipendenti . 

Non nascondiamo che c'é un po' di pudore nel definirla azienda, in quanto la politica non è di certo un bene materiale che può essere prodotto e/o commercializzato come fosse un' auto o dei pullover. Ma siamo costretti a farlo poiché è la politica stessa che ha aperto a questa nuova stagione, fatta di tecnocrati e manager dai mille maglioncini blu, dove tutto si misura solo in base alla ottimizzazione delle risorse ed ai segni algebrici dei mercati finanziari, dove però è sempre più evidente che è solo il Parlamento Italiano a sollevarsi dallo stesso dovere. 
Nessuna azienda in Italia vanta un così elevato numero di dipendenti, oltre al fatto di riservargli una selva di privilegi esclusivi. Fino a che punto la casta sia dissociata dal popolo che l'ha scelta a rappresentarlo, lo si evince dall'approfondimento della commissione tecnica capitanata dal dottor Giovannini (presidente dell' Istat). Quattro lunghi mesi di certosino lavoro che ha prodotto un'analisi che non lascia più dubbi: lo status dei nostri politici, nonostante i tagli avviati, rimane un autentico Eldorado.
Certo, dopo la lettura dei dati della commissione Giovannini, ci piacerebbe comprendere perché in Italia il numero dei parlamentari è così elevato (630 Deputati, 315 Senatori e 7 Senatori a vita) in rapporto agli abitanti, (uno ogni 59.900 abitanti), mentre negli Stati Uniti, il rapporto è uno ogni 467.000 abitanti, sette volte meno dell'Italia.
Ci piacerebbe anche ci venisse spiegato perché il costo di due milioni di euro a Senatore (o i trecentomila euro che vanno in tasca al commesso che gli accompagna la sedia quando s'accomoda e allo stenografo che prende appunti preziosissimi mentre sostiene le sue tesi) sia una cifra ancora sostenibile per un 'Italia oramai in ginocchio. Ma, non volendo peccare di eccessiva ambizione, ci basterebbe comprendere perché in Italia non si debba pretendere ed ottenere una più adeguata proporzione tra il trattamento economico riservato ai politici rispetto al trattamento economico destinato ai loro elettori. Come, per esempio, succede in Germania: lì i 7.500 euro mensili di paghetta dell'onorevole sono solo il doppio rispetto a quella di un professore di ragioneria oppure solo il triplo in relazione allo stipendio di un operaio metalmeccanico. Questa, che ci pare una proporzione equilibrata, modulata con logica nell'elargire stipendi diversi per mestieri che di certo hanno una responsabilità doppia o tripla dell'uno rispetto all'altro, se applicata all' Italia implicherebbe che la paghetta del nostro caro parlamentare NON dovrebbe superare i 4.000 euro mensili rispetto l'insegnante, oppure i 3.000 rispetto quella del 27 del mese riscossa dall'operaio della Fincantieri. Oppure, se la cosa la si vuol leggere in senso opposto, risulta incomprensibile perché in Italia gli stipendi di operai ed impiegati non sono almeno il doppio di quello che sono. In ogni caso la distanza tra la paga media di un comune cittadino italiano rispetto il proprio rappresentante politico rimane siderale, considerando gli undicimila euro netti che intasca un solo parlamentare della Repubblica.
Ma, nell'Eldorado della politica nostrana, non annoveriamo solo parlamentari e senatori, basti pensare ai 14.200 € netti che intasca il Governatore della Sicilia oppure gli 11.753 € versati mensilmente nel conto corrente del capo della Giunta del Lazio. 
Badate bene però di non alimentare in voi la voglia di considerare che i privilegi di un deputato siano gli stessi di un presidente della Regione, perché vi sbagliereste di grosso. Agli onorevoli dell'italica repubblica viene concesso anche di disporre fino a 4.180 € ciascuno (per garantirsi l'eventuale servizio di portaborse e/o assistenti a vario titolo) senza alcun obbligo di rendicontazione. Tradotto in altre parole significa che tra i colli della politica capitolina a 5 stelle, gli onorevoli possono spartirsi fin oltre otto milioni ciascuno delle vecchie lire senza dover dare conto a nessuno per quale motivo sia stato necessario spenderli. Ed allora risulta evidente, anzi cristallino, che negli anni i nostri Onorevoli si sono cuciti addosso un regime fiscale che non c'è, una sorta di tuta da supereroi che li rende invisibili al fisco. Delle norme che gli permettono di disporre di cifre considerevoli in modo totalmente discrezionale, senza nemmeno l'obbligo di doverle denunciare alla Agenzia delle Entrate. E se poi l'onorevole di turno con quei soldi, invece di investirli per assumere collaboratori, li usa per pagarsi il mutuo per la villa a Cortina, beh... lui può! Sempre che quei danari non se li sia già accaparrati il funzionario della Segreteria di partito che l'ha nominato.
E' giunta l'ora di spegnere la tv ed accendere le casse: sulle note punk di Rock the Casta unitevi al coro di Radio41.it, perché il desiderio di cambiamento da noi si suona a tutto volume !
 
Radio41.it sostiene Nun Te Regghe Più
 
 

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