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Emergenza estate: il sole sorge, la temperatura sale, l'umanità vacilla

Emergenza estate

Tra mappe color cremisi, allarmi continui e titoli da fine del mondo, l'arrivo dell'estate viene raccontato come un evento senza precedenti

Anche quest'anno è successo. Puntuale come una tassa, come il Festival di Sanremo, come il vicino che taglia l'erba alle sette del mattino: è arrivata l'estate.
E con essa, immancabile, l'apocalisse termica raccontata da televisioni, siti internet e social network. Titoli cubitali, grafiche rosso inferno, mappe che sembrano uscite da un documentario sulla colonizzazione di Marte. "Caldo record". "Bolla africana". "Settimana infernale". "Temperature roventi". Manca solo l'annuncio dell'evacuazione generale verso la Groenlandia.
Ora, sia chiaro: fa caldo. È giugno inoltrato. Sarebbe persino sospetto il contrario. Se a Venezia ci fossero 12 gradi e una nevicata, forse qualche domanda dovremmo porcela. Ma no: il fenomeno straordinario che scuote le redazioni italiane è che in estate, incredibilmente, si suda.
Ogni anno assistiamo allo stesso spettacolo. Persone che scoprono l'esistenza del sole come se fosse stato acceso per la prima volta dall'ENEL. Esperti convocati per spiegare che alle tre del pomeriggio l'asfalto è caldo. Cittadini intervistati che confermano, con coraggio e spirito scientifico, che "sì, oggi si sente parecchio".
Davvero? Incredibile.
Le cronache assumono toni da sbarco in Normandia. "Resistere fino a domenica". "La morsa del caldo". "Assedio africano". Sembra che l'anticiclone abbia dichiarato guerra alla Repubblica Italiana e stia avanzando con divisioni corazzate attraverso la Pianura Padana.
Intanto gli over sessanta ricordano vagamente che negli anni Settanta si giocava a pallone sui campetti polverosi alle due del pomeriggio senza che il telegiornale aprisse con il bollettino bellico delle masse d'aria. Non perché il caldo non esistesse, ma perché era considerato una caratteristica dell'estate e non il trailer di un film catastrofico.
Oggi invece ogni ondata di calore viene narrata come un evento cosmico irripetibile. Se fa freddo a gennaio è un'emergenza. Se piove ad aprile è un'emergenza. Se fa caldo a luglio è un'emergenza. A questo punto l'unica condizione meteorologica accettabile sembra essere una perenne primavera di 22 gradi, cielo leggermente velato e umidità regolata da un tecnico comunale.
Naturalmente conviene sempre bere, proteggersi dal sole e usare buon senso. Ma tra il buon senso e la rappresentazione di un pianeta trasformato in una gigantesca griglia per arrosticini esiste una certa differenza.
La verità è che il caldo fa notizia perché ogni anno bisogna trovare un modo nuovo per raccontare qualcosa di antichissimo: l'estate. Così il sole, che da alcuni miliardi di anni svolge il proprio lavoro con una certa costanza, viene descritto come una minaccia emergente. E noi, puntualmente, fingiamo di stupirci.
Tra qualche mese arriverà l'inverno. Le stesse persone che oggi annunciano la fine del mondo per 34 gradi titoleranno scandalizzate per il fatto che a dicembre faccia freddo. E allora via con l'"ondata gelida", il "vortice polare", la "sciabolata artica" e altri nomi che farebbero sorridere persino un meteorologo.
Nel frattempo, coraggio. Siamo sopravvissuti all'estate dell'anno scorso, a quella precedente e a tutte quelle che l'umanità frequenta da qualche migliaio di anni. Con un po' di fortuna ce la faremo anche questa volta.
Magari bevendo un bicchiere d'acqua e abbassando il volume dell'allarmismo.

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