Le notizie
Venezia 83, quarta giornata da star: Nanni Moretti, Robert Pattinson e gli Oasis conquistano il Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 5 settembre
I grandi divi continuano ad essere protagoniste al Lido
Venezia, 5 settembre 2026 – Cinema italiano, Hollywood e musica internazionale. Sabato 5 settembre 2026 la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha vissuto una delle giornate più attese di questa prima parte del Festival, con un programma capace di richiamare al Lido pubblico, fotografi e media internazionali.
Tre nomi, soprattutto, hanno catalizzato l’attenzione: Nanni Moretti, Robert Pattinson e gli Oasis.
Per il cinema italiano il protagonista della giornata è stato Nanni Moretti, tornato con un film alla Mostra di Venezia dopo 37 anni.
Il regista ha presentato in Concorso Succederà questa notte, primo dei cinque titoli italiani della selezione principale ad arrivare davanti al pubblico veneziano.
Nel cast figurano Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot e Angela Finocchiaro, oltre allo stesso Moretti.
Al centro del film ci sono rapporti sentimentali, incontri, separazioni e legami familiari. Un racconto corale nel quale Moretti torna a osservare le relazioni e le contraddizioni quotidiane attraverso il suo sguardo personale.
A spostare l’attenzione verso Hollywood ci ha pensato invece Robert Pattinson.
L’attore è arrivato al Lido per Primetime di Lance Oppenheim, presentato in Concorso e del quale Pattinson è anche produttore.
Il progetto prende ispirazione dal fenomeno televisivo americano legato al giornalista Chris Hansen, conosciuto negli Stati Uniti soprattutto per To Catch a Predator.
Nel cast, accanto a Pattinson, figurano Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers.
La presenza dell’attore britannico ha inevitabilmente attirato una grande attenzione mediatica, confermandolo tra i nomi internazionali più attesi dell’edizione 2026.
Fuori Concorso è stato inoltre presentato Father Joe di Barthélémy Grossmann, sceneggiato da Luc Besson e interpretato, tra gli altri, da Kiefer Sutherland ed Ever Anderson.
Ma nella quarta giornata Venezia non ha parlato soltanto di cinema.
L’arrivo di Liam e Noel Gallagher ha trasformato per qualche ora il Lido in uno degli appuntamenti più attesi anche dal pubblico musicale.
I fratelli Gallagher sono arrivati per Oasis: Don’t Look Back in Anger, documentario di Dylan Southern e Will Lovelace dedicato alla reunion degli Oasis e al tour che ha riportato insieme una delle band britanniche più famose degli ultimi decenni.
La loro presenza ha inevitabilmente scatenato l’interesse dei fan e dei fotografi, aggiungendo un’altra dimensione alla giornata veneziana.
Dopo anni segnati dal rapporto difficile tra Liam e Noel, vedere nuovamente i due fratelli insieme rappresenta già di per sé un evento mediatico. Venezia ha offerto al racconto della loro reunion una delle vetrine internazionali più importanti.
La quarta giornata ha così sintetizzato perfettamente la natura contemporanea della Mostra del Cinema di Venezia: da una parte il cinema d’autore italiano di Nanni Moretti, dall’altra una star globale come Robert Pattinson e, infine, un fenomeno musicale e culturale come gli Oasis.
Tre mondi apparentemente lontani che per un giorno si sono incontrati sullo stesso Lido, trasformando Venezia ancora una volta nella capitale internazionale dello spettacolo.
(dal nostro inviato Devis Botta)
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Venezia 83, la terza giornata: cinema d’autore, storie difficili e star sul red carpet
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 4 settembre
Un cinema che sa interrogare il presente
Venezia, 4 settembre 2026 – Cinema capace di affrontare le ferite del presente, storie complesse e nuovi protagonisti sul tappeto rosso. Venerdì 4 settembre 2026, la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha vissuto la sua terza giornata, confermando la varietà di un programma che alterna grandi produzioni internazionali a opere più intime e coraggiose.
Tra i film in Concorso è arrivato 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, ambientato nel delicato mondo della neuropsichiatria adolescenziale.
Un tema particolarmente attuale che porta il cinema dentro una realtà spesso lontana dai riflettori, affrontando il disagio e le difficoltà dei più giovani attraverso lo sguardo di uno degli autori più interessanti del cinema francese contemporaneo.
Cambio completo di scenario con Shinya Tsukamoto, che ha portato in Concorso Mr. Nelson, Did You Kill People?, con Geoffrey Rush.
Il film attraversa l’esperienza della guerra del Vietnam e utilizza il conflitto come punto di partenza per interrogarsi sulle conseguenze della violenza e sul peso che gli eventi estremi possono lasciare nella vita delle persone.
Tra i titoli italiani della giornata ha attirato particolare attenzione La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, presentato nella sezione Orizzonti.
Il film è liberamente tratto dall’omonimo libro di Nicola Lagioia, dedicato al caso dell’omicidio di Luca Varani, una delle vicende di cronaca nera che maggiormente hanno colpito l’opinione pubblica italiana negli ultimi anni.
Nel cast figurano, tra gli altri, Valerio Mastandrea ed Emanuele Maria Di Stefano.
L’obiettivo non è semplicemente ricostruire un fatto di cronaca, ma provare a entrare nelle zone più oscure della vicenda evitando di trasformare la violenza in spettacolo.
Fuori Concorso spazio invece a Paul Schrader con The Basics of Philosophy, nuovo lavoro di uno degli autori e sceneggiatori più importanti del cinema americano.
Alle Giornate degli Autori l’attenzione si è invece concentrata su Balcanica di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis, racconto che attraversa il dramma della fuga dall’Afghanistan e il difficile viaggio verso l’Europa.
Tematiche differenti, ma accomunate dalla volontà di utilizzare il cinema per osservare alcune delle grandi questioni del nostro tempo.
E mentre nelle sale si discuteva di guerra, adolescenza, migrazioni e cronaca, all’esterno continuava il grande spettacolo della Mostra.
Sul red carpet sono passati numerosi ospiti e volti dello spettacolo e della moda, contribuendo alla dimensione internazionale di una manifestazione che ogni giorno porta gli occhi del mondo sul Lido.
La terza giornata di Venezia 83 ha mostrato così soprattutto il volto più impegnato della Mostra: quello di un cinema che non cerca soltanto lo spettacolo, ma prova a interrogare il presente.
(dal nostro inviato Devis Botta)
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Venezia 83, la seconda giornata: Herzog, McDonagh e Alessandro Borghi accendono il Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 3 settembre
Un cast di grande richiamo per "Wild Horse Nine"
Venezia, 3 settembre 2026 – La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia entra nel vivo. Giovedì 3 settembre 2026, seconda giornata della manifestazione, il Lido ha accolto alcuni dei protagonisti più attesi di questa edizione, tra cinema d’autore internazionale, produzioni italiane e un red carpet che ha richiamato ancora una volta fotografi e pubblico.
A dominare il programma sono stati soprattutto Werner Herzog e Martin McDonagh, due registi profondamente diversi per stile e percorso artistico, ma entrambi capaci di attirare l’attenzione della critica internazionale.
Herzog ha portato a Venezia Bucking Fastard, affidandosi a Kate Mara e Rooney Mara per raccontare la storia di due sorelle legate da un rapporto particolarmente profondo e complesso. Un’opera che riporta sullo schermo alcuni dei temi cari al regista tedesco, a partire dall’indagine sui comportamenti umani e sui personaggi che vivono ai margini delle convenzioni.
Grande curiosità anche per Martin McDonagh, arrivato con Wild Horse Nine. Il regista ha riunito un cast di grande richiamo composto da Sam Rockwell, John Malkovich, Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey.
Ambientato alla vigilia del colpo di Stato cileno del 1973, il film porta due agenti della CIA sull’Isola di Pasqua, costruendo una vicenda nella quale thriller politico, rapporti personali e segreti finiscono per intrecciarsi. Un progetto ambizioso che ha inevitabilmente portato sul Lido alcuni dei volti più riconoscibili del cinema americano.
La seconda giornata ha parlato però anche italiano.
Gianni Amelio ha presentato Fuori Concorso Nessun dolore, con Alessandro Borghi protagonista nei panni di un venditore di libri usati la cui quotidianità viene improvvisamente modificata dall’incontro con un bambino nordafricano.
Accanto a Borghi figurano Valeria Golino e Valerio Mastandrea, per una storia che parte da una dimensione personale per allargare lo sguardo sulle fragilità, sulle relazioni e sulle contraddizioni della società contemporanea.
La presenza di Borghi ha inevitabilmente attirato l’attenzione del pubblico italiano, confermando il forte legame dell’attore con il cinema d’autore nazionale.
Come sempre a Venezia, alle proiezioni si è affiancato lo spettacolo del tappeto rosso.
John Malkovich, Sam Rockwell e Parker Posey sono stati tra i protagonisti più fotografati della giornata, mentre sul fronte italiano l’attenzione si è concentrata su Alessandro Borghi e Valeria Golino.
Non sono mancate inoltre personalità provenienti dal mondo della moda, con presenze come Kendall Jenner e Vittoria Ceretti, a conferma di come la Mostra sia ormai un appuntamento che va ben oltre il cinema.
Tra autori affermati, star internazionali e protagonisti italiani, la seconda giornata ha così alzato definitivamente il ritmo di Venezia 83, preparando il terreno per un fine settimana ancora più ricco di anteprime e grandi nomi.
(dal nostro inviato Devis Botta)
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Venezia 83, la prima giornata: il Lido torna capitale del cinema
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 2 settembre
Al centro della giornata inaugurale c’è stato soprattutto George Clooney
Venezia, 2 settembre 2026 – Il cinema internazionale torna a darsi appuntamento al Lido. Con la giornata inaugurale di mercoledì 2 settembre è ufficialmente iniziata l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in programma fino al 12 settembre. Per undici giorni Venezia torna così al centro dell’attenzione mondiale, tra grandi anteprime, star internazionali, autori affermati e un concorso che guarda già alla prossima stagione dei premi.
Fin dalle prime ore, il Lido ha ritrovato la sua atmosfera caratteristica: fotografi, giornalisti, appassionati e curiosi si sono riversati davanti al Palazzo del Cinema, mentre il red carpet ha iniziato ad accogliere protagonisti e ospiti della nuova edizione. Una festa che, ancora una volta, unisce il cinema d’autore allo spettacolo e alla mondanità.
Al centro della giornata inaugurale c’è stato soprattutto George Clooney, tra gli ospiti più attesi di Venezia 83. All’attore, regista e produttore americano è stato assegnato il Leone d’Oro alla carriera, uno dei riconoscimenti più prestigiosi della Mostra. Clooney, ormai presenza familiare al Lido, è stato accolto calorosamente dal pubblico. La laudatio è stata affidata all’attrice Laura Dern.
La cerimonia di apertura, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, è stata condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. La serata ha avuto anche un momento musicale affidato a Tutti Fenomeni, nome d’arte di Giorgio Quarzo Guarascio, cantautore e attore romano che ha portato sul palco la sua cifra artistica sospesa tra musica d’autore, cultura pop e sperimentazione.
Ma Venezia 83 non è soltanto glamour. Già dalla prima giornata è emerso con forza uno dei temi destinati ad attraversare l’intero festival: il rapporto tra cinema, politica e società. La presidente della giuria del concorso, Maggie Gyllenhaal, ha sottolineato come il cinema non possa essere realmente separato dalla dimensione politica e ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che ancora incontrano le registe nel riuscire a ottenere finanziamenti e spazio nell'industria.
Il film scelto per aprire ufficialmente la Mostra è stato Ink, diretto da Danny Boyle e presentato in anteprima mondiale. La pellicola racconta una fase decisiva della storia del quotidiano britannico The Sun e della trasformazione del giornalismo popolare, concentrandosi in particolare sulla figura dell’editor Larry Lamb e sull’ascesa dell’impero mediatico di Rupert Murdoch. Protagonisti sono Guy Pearce e Jack O’Connell.
La scelta di Ink ha dato immediatamente alla Mostra un’impronta precisa: parlare del presente attraverso le storie del passato, interrogandosi sul potere dell’informazione, sull’etica giornalistica e sul peso crescente degli interessi economici nei media. Temi particolarmente attuali in un momento nel quale anche l’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento.
Il film di Boyle ha ricevuto una calorosa accoglienza, con una lunga standing ovation al termine della proiezione. Un esordio che ha confermato la tradizionale capacità di Venezia di trasformare la prima proiezione in uno dei momenti più osservati della stagione cinematografica internazionale.
Anche il red carpet ha naturalmente avuto un ruolo da protagonista. George Clooney e la moglie Amal hanno attirato l'attenzione dei fotografi, mentre altre star e protagonisti della Mostra hanno contribuito a riportare sul tappeto rosso l'eleganza che da sempre accompagna l'appuntamento veneziano.
La prima giornata ha dunque offerto una fotografia precisa della Venezia cinematografica del 2026: da una parte le grandi star e il fascino internazionale del Lido, dall’altra un festival sempre più interessato ai grandi temi del presente. Cinema, potere, informazione, guerre, trasformazioni sociali e intelligenza artificiale sono destinati a intrecciarsi nelle opere e nei dibattiti dei prossimi giorni.
Il sipario si è appena alzato. E Venezia, ancora una volta, ha dimostrato di essere molto più di una passerella: è uno dei luoghi in cui il cinema mondiale prova a interrogarsi sul proprio futuro.
(dal nostro inviato Devis Botta)
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L’estate nella musica italiana: dieci canzoni che hanno raccontato la nostra stagione più bella
Dieci canzoni per ripercorrere come la musica italiana ha trasformato l'estate in un ricordo collettivo
L’estate italiana non è soltanto una stagione. È un immaginario fatto di partenze, amori improvvisi, spiagge affollate, strade verso il mare, tramonti, feste e canzoni ascoltate con i finestrini abbassati.
Da decenni la musica italiana racconta l’estate trasformandola in qualcosa di più di una semplice vacanza. A volte è spensierata, altre malinconica; può essere il momento dell’innamoramento oppure quello dei ricordi. E spesso basta l'attacco di una canzone per riportarci esattamente a un'estate della nostra vita.
Prima della pausa estiva della nostra web radio, abbiamo scelto dieci canzoni che, in epoche e modi diversi, hanno contribuito a costruire la colonna sonora dell'estate italiana.
1. “Sapore di sale” – Gino Paoli, 1963
Cominciamo dagli anni Sessanta, quando l'estate italiana assume sempre più i contorni del mito.
Sapore di sale non racconta una vacanza rumorosa o una festa sulla spiaggia. Racconta piuttosto un'estate intima, sensuale, fatta di mare, sole e di un amore che sembra esistere al di fuori del tempo.
È una delle canzoni che hanno contribuito a fissare nell'immaginario collettivo l'idea dell'estate come stagione dell'amore e della libertà.
2. “Abbronzatissima” – Edoardo Vianello, 1963
Nello stesso anno arriva un'altra faccia dell'estate italiana.
Se Gino Paoli raccontava il lato più romantico e malinconico della stagione, Edoardo Vianello porta in primo piano la leggerezza, la spiaggia, il divertimento e l'abbronzatura.
Abbronzatissima è l'estate spensierata per eccellenza: un tormentone ante litteram, costruito su un ritmo immediatamente riconoscibile e destinato a diventare parte della memoria collettiva.
3. “Una rotonda sul mare” – Fred Bongusto, 1964
Un anno dopo, Fred Bongusto ci porta invece verso un'estate più elegante e nostalgica.
La rotonda sul mare diventa un luogo quasi cinematografico: un ballo, una coppia, una notte estiva e un ricordo che rimane anche quando la stagione è finita.
È una caratteristica ricorrente della musica estiva italiana: raccontare non soltanto la felicità del momento, ma anche la malinconia di sapere che quel momento prima o poi finirà.
4. “L'estate sta finendo” – Righeira, 1985
Facciamo un salto negli anni Ottanta.
Il titolo dice già tutto: l'estate non è soltanto divertimento, ma anche la consapevolezza che le vacanze stanno per finire.
I Righeira trasformano questa malinconia in una canzone pop irresistibile. Il risultato è quasi paradossale: una delle canzoni più celebri sulla fine dell'estate è diventata, a sua volta, un classico immancabile della stagione.
E forse è proprio questo il suo segreto: dietro il ritmo allegro c'è quella sensazione universale che tutti abbiamo provato almeno una volta, quando agosto comincia a lasciare spazio a settembre.
5. “Sotto questo sole” – Francesco Baccini e Ladri di Biciclette, 1990
Con Sotto questo sole l'estate diventa anche movimento.
La bicicletta, il viaggio, il caldo e quella sensazione di libertà che accompagna le giornate estive diventano gli ingredienti di una canzone che porta con sé un'Italia più quotidiana e scanzonata.
È un'estate fatta meno di cartoline e più di strada: si parte, si pedala e si canta.
6. “Mare mare” – Luca Carboni, 1992
Negli anni Novanta arriva una delle immagini più iconiche dell'estate italiana: il viaggio verso il mare.
In Mare mare, Luca Carboni racconta una partenza, il desiderio di raggiungere la spiaggia e, soprattutto, le emozioni e i pensieri che accompagnano quel viaggio.
Il mare diventa quasi una meta esistenziale: non è importante soltanto arrivare, ma tutto quello che succede lungo la strada.
7. “Vamos a la playa” – Righeira, 1983
Torniamo per un momento agli anni Ottanta, perché non si può parlare di estate nella musica italiana senza citare una delle canzoni più riconoscibili di quel periodo.
Vamos a la playa ha un titolo spagnoleggiante, un ritornello immediato e un'atmosfera apparentemente spensierata. Ma sotto la superficie pop nasconde anche una componente più particolare e surreale.
È la dimostrazione di come il tormentone estivo possa essere molto più di una semplice canzone da spiaggia: può diventare un pezzo della cultura popolare capace di sopravvivere alle mode.
8. “Un'estate italiana” – Edoardo Bennato e Gianna Nannini, 1990
Nel 1990 l'estate italiana assume un significato completamente diverso.
Non è più soltanto vacanza: è un'intera nazione che si riconosce nella musica, nello sport e nell'emozione collettiva dei Mondiali di calcio.
Un'estate italiana diventa la colonna sonora di Italia '90 e finisce per legarsi indissolubilmente a quell'estate.
È uno degli esempi più evidenti di come una canzone possa smettere di appartenere soltanto a chi l'ha scritta e diventare patrimonio emotivo di un'intera generazione.
9. “Estate” – Jovanotti, 2008
Con Jovanotti l'estate entra in una dimensione più contemporanea.
Estate racconta la stagione attraverso energia, movimento, desiderio di stare fuori e voglia di vivere il momento.
È un'estate meno legata alla cartolina della spiaggia e più vicina alla sensazione di libertà che questa stagione rappresenta: stare insieme, partire, ballare, innamorarsi e lasciarsi trasportare.
10. “Italodisco” – The Kolors, 2023
E arriviamo agli anni più recenti.
Italodisco recupera sonorità e immaginari del passato trasformandoli in un nuovo tormentone generazionale.
La sua forza sta anche qui: l'estate musicale italiana non smette di guardare al passato, ma lo rielabora continuamente.
Il risultato è una canzone contemporanea che, proprio come molti classici estivi del passato, riesce a diventare immediatamente riconoscibile e associabile a una stagione.
Dalla spiaggia al tormentone
Guardando queste dieci canzoni, si capisce quanto sia cambiato il modo di raccontare l'estate.
Negli anni Sessanta c'erano il mare, l'abbronzatura e gli amori da spiaggia. Negli anni Ottanta arrivano il pop, i tormentoni e una certa ironia. Negli anni Novanta l'estate diventa anche viaggio, televisione e grandi eventi collettivi. Oggi è un grande contenitore nel quale convivono nostalgia, dance, pop e riferimenti alle estati del passato.
Ma una cosa non è mai cambiata: la musica continua ad avere il potere di trasformare un'estate in un ricordo.
Perché alla fine funziona sempre così: passa agosto, arriva settembre, le vacanze finiscono. Ma poi, magari dopo dieci o vent'anni, parte una canzone alla radio e per tre minuti siamo di nuovo lì.
Al mare. In macchina. In una piazza. Con gli amici.
In quell'estate che pensavamo di aver dimenticato.
Francesco Guccini (1940 - 2026)
Scompare la voce poetica di un’Italia che non dimentica
Con la scomparsa di Francesco Guccini, oggi 6 agosto 2026 a Pavana, se ne va uno dei più grandi protagonisti della canzone d’autore italiana. Cantautore, scrittore, intellettuale e narratore del nostro tempo, Guccini ha attraversato oltre mezzo secolo di storia culturale, lasciando un patrimonio di canzoni che continuano a parlare a generazioni diverse.
Nato a Modena il 14 giugno 1940 e cresciuto tra l’Emilia e l’Appennino tosco-emiliano, Guccini esordì ufficialmente nel 1967 con l’album Folk Beat n. 1, inaugurando un percorso artistico destinato a segnare profondamente la musica italiana. Prima ancora del successo come interprete, si affermò come autore di canzoni per altri artisti, firmando brani importanti come Dio è morto e Auschwitz, che divennero simboli di una stagione di forte impegno civile e culturale.
La consacrazione arrivò negli anni Settanta, considerati da molti il periodo più fertile della sua produzione. Album come Radici (1972) entrarono nella storia della musica italiana grazie a capolavori come La locomotiva, epica ballata dedicata agli ideali di giustizia e libertà. In quegli anni nacquero anche canzoni destinate a diventare autentici classici: Eskimo, Incontro, Canzone delle osterie di fuori porta, Cyrano e L’avvelenata, quest’ultima una risposta ironica e tagliente alle critiche ricevute dalla stampa musicale.
La forza di Guccini è sempre stata la parola. Nei suoi testi convivono poesia, memoria, politica, ironia e introspezione. Le sue canzoni raccontano l’amicizia, il passare del tempo, i sogni collettivi e le disillusioni individuali, trasformando esperienze personali in patrimonio comune. Non a caso la critica ha spesso accostato i suoi versi alla letteratura e alla poesia contemporanea.
Parallelamente all’attività musicale, Guccini è stato uno scrittore prolifico, autore di romanzi, memoir e opere dedicate alle tradizioni e alla cultura popolare. Ha inoltre lavorato come attore, autore di colonne sonore e studioso della lingua, coltivando una curiosità intellettuale rara nel panorama artistico italiano.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti. È stato uno degli artisti più premiati nella storia del Club Tenco, con diversi Premi e Targhe Tenco che hanno consacrato il suo ruolo centrale nella canzone d’autore italiana.
Per milioni di ascoltatori, Francesco Guccini non è stato soltanto un cantautore. È stato una voce capace di raccontare il Paese con sincerità, senza mai cedere alle mode o alle convenzioni. Le sue canzoni continueranno a vivere nelle piazze, nelle radio, nei concerti e nella memoria collettiva, accompagnando chi cerca nella musica non soltanto intrattenimento, ma anche pensiero, emozione e consapevolezza.
Oggi la musica italiana perde un maestro. Ma il lascito di Francesco Guccini resta intatto: un’immensa eredità di parole, storie e canzoni che continueranno a viaggiare nel tempo, come una locomotiva lanciata verso il futuro.
(Photo credits: Niccolò Caranti - Own work, CC BY-SA 4.0)
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Estate: dal "Tutti al mare" alla mobilità smart
Come sono cambiate le vacanze estive e gli esodi degli italiani dagli anni '60 a oggi
Un tempo quasi tutto il Paese si fermava ad agosto. Oggi le ferie sono più brevi, distribuite nell'arco dell'anno e organizzate in modo molto diverso. Eppure l'esodo estivo continua a rappresentare uno dei fenomeni più caratteristici dell'estate italiana.
Dall'Italia del boom economico nasce il fenomeno dell'esodo
Le immagini delle automobili incolonnate lungo l'Autostrada del Sole, con il portapacchi carico di valigie, sedie pieghevoli, ombrelloni e materassini, sono entrate nella memoria collettiva degli italiani. Tra gli anni Sessanta e Ottanta l'esodo estivo rappresentava un vero e proprio rito nazionale.
Il boom economico aveva migliorato il tenore di vita di milioni di famiglie. Crescevano gli stipendi, aumentava il numero di automobili private e andare in vacanza diventava finalmente possibile anche per il ceto medio.
Le ferie erano concentrate quasi esclusivamente nel mese di agosto. Molte fabbriche, aziende e uffici chiudevano contemporaneamente per due o tre settimane, costringendo milioni di persone a partire negli stessi giorni.
Gli anni Settanta e Ottanta: quando l'Italia si metteva in viaggio
Tra gli anni Settanta e Ottanta il fenomeno raggiunse il suo massimo sviluppo.
I telegiornali dedicavano ampio spazio ai cosiddetti "bollini neri", con traffico intenso sulle principali autostrade italiane. Le partenze avvenivano soprattutto tra l'ultimo fine settimana di luglio e il primo di agosto, mentre i rientri coincidevano con la fine del mese. Le vacanze duravano spesso dalle due alle quattro settimane consecutive.
Le mete preferite erano le spiagge della Riviera Romagnola, della Versilia, della Liguria, del Veneto, della Puglia e della Sardegna, ma anche le Dolomiti e le altre località alpine registravano il tutto esaurito.
Molte famiglie trascorrevano le ferie sempre nello stesso albergo, campeggio o appartamento, creando rapporti che duravano decenni.
Perché l'esodo era così concentrato?
Le ragioni erano soprattutto organizzative e sociali.
La maggior parte delle imprese interrompeva completamente la produzione durante il mese di agosto. I contratti di lavoro offrivano ferie concentrate e la possibilità di scegliere periodi alternativi era molto limitata.
Anche i servizi seguivano questo modello: numerosi negozi abbassavano le serrande per settimane, mentre le città si svuotavano quasi completamente.
Ferragosto rappresentava il cuore dell'estate italiana.
Dagli anni Novanta cambia il mondo del lavoro
Con gli anni Novanta iniziano a cambiare profondamente le modalità di lavoro.
Sempre meno aziende chiudono per l'intero mese di agosto e aumenta la possibilità di scegliere liberamente il periodo delle ferie.
Nel frattempo arrivano Internet e, poco dopo, le compagnie aeree low cost, che rivoluzionano il modo di viaggiare. Prenotare una vacanza diventa più semplice, veloce ed economico. L'esodo continua a esistere, ma perde progressivamente il carattere di evento nazionale.
Gli anni Duemila: ferie più brevi e più frequenti
Con il nuovo secolo cambiano anche le esigenze delle famiglie.
Le tradizionali tre settimane consecutive lasciano spazio a soggiorni più brevi, distribuiti durante l'anno. Sempre più italiani scelgono di fare una settimana al mare, qualche weekend lungo e magari un viaggio in una capitale europea.
Parallelamente cresce il turismo esperienziale: borghi, agriturismi, percorsi naturalistici, vacanze enogastronomiche e itinerari culturali affiancano le tradizionali località balneari.
Dopo il COVID: nuove abitudini e smart working
La pandemia ha modificato ulteriormente il modo di vivere le vacanze.
Lo smart working ha permesso ad alcune persone di trascorrere periodi più lunghi lontano da casa continuando a lavorare da remoto. Allo stesso tempo l'aumento del costo della vita, dei carburanti e delle strutture ricettive ha portato molte famiglie a ridurre la durata delle ferie o a scegliere periodi meno richiesti, come giugno o settembre.
L'esodo estivo oggi
Le giornate da "bollino nero" continuano a verificarsi, soprattutto nei primi due fine settimana di agosto, ma il traffico risulta generalmente meno concentrato rispetto al passato.
Le partenze sono distribuite su un arco temporale più ampio e interessano anche luglio e settembre.
Il risultato è un'estate meno uniforme rispetto a quella vissuta dai nostri genitori e dai nostri nonni.
Un simbolo che continua a raccontare l'Italia
Pur essendo profondamente cambiato, l'esodo estivo resta uno degli eventi che meglio raccontano l'evoluzione della società italiana.
Se negli anni del boom economico rappresentava la conquista del benessere e delle ferie per milioni di lavoratori, oggi riflette un Paese più flessibile, con stili di vita diversificati, nuove modalità di lavoro e un turismo sempre più personalizzato.
Le lunghe code in autostrada fanno ancora parte dell'estate italiana, ma non sono più il segno di un Paese che parte tutto insieme. Sono piuttosto la testimonianza di un'abitudine che si è adattata ai cambiamenti economici, sociali e culturali degli ultimi sessant'anni.
Ariana Grande pubblica l'attesissimo "Petal"
COMUNICATO STAMPA
La tre volte vincitrice dei Grammy Awards esce con il nuovo album, accompagnato dal singolo omonimo nelle radio italiane
La tre volte vincitrice dei Grammy Award Ariana Grande inaugura un nuovo capitolo della sua carriera con “petal”, il suo attesissimo ottavo album, disponibile su tutte le piattaforme digitali e nei formati fisici.
Tra i progetti più attesi dell’anno, “petal” nasce dalla visione creativa di Ariana Grande, che firma la scrittura e la produzione del disco insieme a ILYA, mentre Max Martin contribuisce come co-autore e produttore di tre brani, consolidando un team creativo d’eccezione. In occasione della pubblicazione dell’album debutta anche il videoclip ufficiale del brano “petal” – anche in rotazione radiofonica – diretto dall’acclamato regista Christian Breslauer, destinato ad amplificare ulteriormente l’immaginario artistico e visivo che accompagna questo nuovo progetto.
Ad anticipare l’album è stato il singolo “hate that i made you love me”, entrato direttamente al primo posto della Billboard Hot 100. Un risultato straordinario che segna il decimo numero uno della carriera di Ariana Grande nella prestigiosa classifica statunitense e che la consacra come la prima artista nella storia a far debuttare il singolo apripista di ciascuno dei suoi primi otto album in studio direttamente nella Top 10 della Billboard Hot 100.
L’estate 2026 ha inoltre segnato il ritorno dell’artista sui palchi internazionali con The Eternal Sunshine Tour, la sua prima tournée mondiale dopo oltre sette anni. Il tour, accolto con entusiasmo unanime dalla critica e dal pubblico e caratterizzato da una lunga serie di date completamente sold out, ha attraversato le principali città degli Stati Uniti, conquistando arene iconiche come quelle di Los Angeles e Brooklyn. Il viaggio live si avvia ora alla conclusione con gli ultimi attesissimi appuntamenti a Montréal e alla O2 Arena di Londra, confermando ancora una volta la straordinaria capacità di Ariana Grande di trasformare ogni concerto in un’esperienza artistica di forte impatto emotivo e scenico.
ABOUT ARIANA GRANDE
Ariana Grande è un’attrice candidata agli Academy Awards, agli Emmy Awards, ai Golden Globe Awards, ai BAFTA Awards, ai Critics Choice Awards e agli Screen Actors Guild Awards, oltre a essere una musicista vincitrice di tre Grammy Awards. Più recentemente ha interpretato Glinda nei kolossal cinematografici Wicked e Wicked: For Good, diretti da Jon M. Chu, ottenendo ampi consensi da parte della critica e numerose candidature ai principali premi internazionali. I due film si sono affermati come un fenomeno globale, entrando tra gli adattamenti cinematografici di musical di Broadway con i maggiori incassi di sempre. Grande ha inoltre scritto un nuovo capitolo della storia del cinema diventando la prima attrice a ricevere più candidature ai Golden Globe per aver interpretato lo stesso personaggio in film differenti. Parallelamente alla carriera cinematografica e televisiva, Ariana Grande ha pubblicato otto album consecutivi certificati Platino e ha superato i 125 miliardi di stream a livello mondiale, consolidando il proprio status di una delle artiste pop più influenti della sua generazione. Nel corso della sua carriera ha conquistato dieci primi posti nella Billboard Hot 100 e ha ottenuto otto debutti direttamente al numero uno della classifica, il terzo miglior risultato di sempre per un’artista. Il suo album del 2024, “eternal sunshine”, ha debuttato al primo posto della Billboard 200, diventando il disco rimasto più a lungo in vetta alla classifica nell’intera carriera dell’artista. L’album ha inoltre generato due debutti consecutivi al numero uno della Billboard Hot 100 con i singoli “yes, and?” e “we can’t be friends (wait for your love)”. Nell’estate del 2026 Ariana Grande è tornata finalmente dal vivo con The Eternal Sunshine Tour, la sua prima tournée mondiale dopo oltre sette anni. Il tour, completamente sold out e accolto con recensioni entusiastiche da pubblico e critica, ha segnato uno dei ritorni live più attesi degli ultimi anni. Il 31 luglio 2026 l’artista inaugura inoltre una nuova fase della propria carriera con l’uscita dell’attesissimo ottavo album in studio, Petal. Nel 2026 Grande ha ampliato il proprio impegno filantropico con la fondazione della The Brighter Days Ahead Foundation, un’organizzazione no-profit nata per sostenere le comunità più vulnerabili attraverso iniziative dedicate all’accesso alla salute mentale, alla tutela dei diritti della comunità LGBTQ+, ai diritti civili e riproduttivi, agli interventi di emergenza e al supporto delle comunità locali. Forte di anni di attività benefiche e di advocacy, la fondazione fornisce finanziamenti diretti e risorse concrete a organizzazioni impegnate nella realizzazione di un cambiamento significativo e duraturo.
(fonte: comunicato WordsForYou)
Vxl 2026: le nostre interviste
Pubblichiamo qui le interviste che abbiamo realizzato a Voci per la Libertà 2026 e che sono andate in onda in questi giorni
Quattro giorni di grande musica, incontri e storie da raccontare. Dal 23 al 26 luglio 2026 siamo stati a Rovigo per seguire da vicino Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, uno degli appuntamenti più importanti dell'estate musicale italiana, dove le canzoni diventano anche strumenti di riflessione sui diritti umani e sulla libertà di espressione.
Microfoni accesi, backstage, emozioni e tanta voglia di raccontare la musica direttamente dalla voce dei suoi protagonisti. Nel corso del festival abbiamo incontrato artisti provenienti da esperienze e percorsi diversi, raccogliendo impressioni, curiosità, racconti e anticipazioni sui loro progetti.
In questa pagina trovate tutte le interviste realizzate da Radio41.it durante il festival. Un viaggio tra le voci che hanno animato l'edizione 2026, da ascoltare e scoprire una dopo l'altra.
Abbiamo intervistato Elisabetta Gagliardi, I Capabrò, Pellegatta, Tizio Bononcini, Francamente, Giovanni Segreti Bruno, Esdra, Sue, I Marilyn, Diletta Fosso, Roberta Giallo e Ibla.
Cliccate sul nome dell'artista per accedere all'intervista completa. Buon ascolto!
Dylan Dog compie 40 anni: dal 28 ottobre al Teatro Eliseo di Roma "Dylan Dog Horror Show"
Il primo spettacolo a teatro dell'Indagatore dell'Incubo, diretto da Valter Malosti. L’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi festeggia 40 anni di emozioni, paura e ironia
Quest’anno Dylan Dog compie quarant’anni!
Era il 26 settembre del 1986 quando l’Indagatore dell’Incubo creato da Tiziano Sclavi sbarcò per la prima volta in edicola per Sergio Bonelli Editore con L’alba dei morti viventi - scritto da Sclavi, disegnato da Angelo Stano e con la copertina di Claudio Villa - primo albo di una serie che da allora ha raccolto milioni di lettori. In questi quarant’anni Dylan Dog ha attraversato l’orrore senza mai negarlo, scegliendo invece di osservarlo, interrogarlo e raccontarlo. Ed è proprio da questo sguardo che nasce il filo conduttore delle celebrazioni che punteggeranno i prossimi mesi e culmineranno con il DEBUTTO DI DYLAN DOG SUL PALCOSCENICO.
Dal 28 ottobre 2026 andrà in scena al Teatro Eliseo di Roma DYLAN DOG HORROR SHOW, diretto da Valter Malosti, la prima produzione teatrale Sergio Bonelli Editore, un grande evento che porterà per la prima volta a teatro l’universo dell’Indagatore dell’Incubo. Le anteprime speciali si svolgeranno a partire dal 22 ottobre. Online da oggi il trailer.
Proprio con questo spettacolo, il Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, “dopo un lungo silenzio” riprenderà la sua prestigiosa storia teatrale, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi per Viola Produzioni – CPT.
Le prevendite per il pubblico saranno aperte da venerdì 31 luglio su Ticketone.
Da oggi, 29 luglio, gli iscritti alla newsletter di Sergio Bonelli Editore potranno invece accedere all’esclusiva pre-sale. È sempre possibile iscriversi alla newsletter a questo link per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle celebrazioni.
Con il debutto di Dylan Dog Horror Show entreranno infatti nel vivo le celebrazioni per il 40° anniversario di Dylan Dog. Il foyer del Teatro Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato all'universo creato da Tiziano Sclavi, con installazioni, ambientazioni e attività esperienziali pensate per accompagnare il pubblico all'interno dell'immaginario dell'Indagatore dell'Incubo, rendendo l'evento un'esperienza unica. Gli spettatori non faranno semplicemente ingresso in un teatro, ma varcheranno la soglia della “Casa di Dylan Dog”.
L'avvicinamento al debutto teatrale sarà scandito da un ricco calendario di appuntamenti che accompagnerà i festeggiamenti per i 40 anni di Dylan Dog. Le celebrazioni prenderanno il via già nella settimana del compleanno ufficiale dell'Indagatore dell'Incubo, il 26 settembre 2026, con pubblicazioni speciali, eventi e iniziative dedicate. Fino al debutto di Dylan Dog Horror Show, i fan avranno numerose occasioni per incontrare Dylan Dog attraverso appuntamenti in tutta Italia che coinvolgeranno librerie, fumetterie, fiere e altri luoghi simbolo della sua comunità di lettori.
Il calendario completo delle iniziative sarà svelato nei prossimi mesi.
Racconta Michele Masiero, Direttore Editoriale di Sergio Bonelli Editore: “Portare Dylan Dog per la prima volta a teatro in occasione dei suoi 40 anni è per noi motivo di grande orgoglio, e farlo al Teatro Eliseo di Roma, che rinasce per l’occasione “Dopo un lungo silenzio”, per citare proprio un titolo iconico di Tiziano Sclavi, rende questo passaggio ancora più significativo. È come se Dylan trovasse una nuova casa, viva, aperta, pronta ad accogliere il pubblico in modo continuativo. Dylan Dog non è un eroe invincibile: combatte, soffre, dubita, ma non si lascia mai sopraffare, grazie soprattutto all’innata ironia con cui osserva il mondo. Ed è per questo che resta, oggi più che mai, un amico prezioso, una voce di speranza e di ironia. Perché, come direbbe Dylan, se anche soltanto aprire la porta di casa fa paura, smascherare l’orrore è già un primo e ottimo modo per metterlo in difficoltà”.
Aggiunge Vincenzo Sarno, Responsabile dell'Ufficio Sviluppo di Sergio Bonelli Editore e Produttore Esecutivo delle produzioni Bonelli Entertainment: “Il debutto teatrale di Dylan Dog è per Bonelli Entertainment un nuovo, significativo traguardo. La missione di tutto il team dipartimento sviluppo di Sergio Bonelli Editore è quella di dare vita a progetti cinematografici, televisivi, teatrali e multimediali capaci di valorizzare personaggi entrati nel cuore di generazioni di lettori. In occasione dei suoi 40 anni, siamo felici di festeggiare uno dei più grandi successi della Casa editrice con un'esperienza inedita che testimonia ancora una volta la straordinaria vitalità e il fascino senza tempo dell'Indagatore dell'Incubo”.
Spiega Alessandro Longobardi, Direttore artistico di Viola Produzioni - Centro di Produzione Teatrale: “La riapertura del Teatro Eliseo, chiuso dal 2020, rappresenta un'occasione straordinaria che unisce due patrimoni culturali italiani: l’Eliseo, uno dei luoghi simbolo del teatro italiano, segnato da una nobile tradizione, e uno dei personaggi più iconici del mondo dei fumetti, Dylan Dog, seguito da milioni di lettori. Lo stesso Umberto Eco scriveva: «Posso leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni senza annoiarmi». Dylan Dog Horror Show porterà in scena l'incontro tra l'impossibile e il possibile, tra il buio e la rinascita sulle orme del grande Tiziano Sclavi. Vogliamo emozionare intere generazioni di lettori di Dylan Dog e attrarre tanti nuovi spettatori in teatro facendo scoprire loro la magia dello spettacolo dal vivo”.
Conclude il regista Valter Malosti: “Ho immaginato uno spettacolo immersivo, un fumetto che prende vita sulle tavole del palcoscenico. Non una semplice trasposizione teatrale, ma una pulsante installazione in continuo movimento, dove i confini tra teatro, danza, musica e arte visiva si dissolvono, proprio come i confini tra sogno e realtà nei casi dell'Indagatore dell'Incubo, nel rispetto dell’universo visionario creato da Tiziano Sclavi”.
(comunicato Parole & Dintorni a cura di Federica Capra)












