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Venezia 83: la chiusura della Mostra del Cinema 2026

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83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Diario da Venezia - 10 settembre

Un’edizione segnata da scelte coraggiose, nuovi linguaggi e un palmarès che ridisegna le rotte del cinema internazionale

La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si è chiusa con un palmarès che racconta un’edizione intensa, segnata da scelte forti e da una linea curatoriale che ha privilegiato opere capaci di parlare al presente con lucidità. Il Leone d’Oro è andato a Woman Unknown di May el‑Toukhy, un film che ha dominato la conversazione al Lido e che ha trovato nel suo sguardo sul dopoguerra danese una potenza narrativa rara. Accanto al trionfo del film, la protagonista Mathilde Arcel ha conquistato la Coppa Volpi come miglior attrice, confermando la centralità di questa opera nel racconto dell’edizione.
Il Gran Premio della Giuria ha premiato Possible Love di Lee Chang‑dong, un ritorno atteso che ha riportato al centro del dibattito il cinema coreano più introspettivo e rigoroso. Il Leone d’Argento per la miglior regia è stato assegnato a Ilya Khrzhanovsky per DAU, un progetto monumentale che ha diviso la critica ma che ha impressionato la giuria per ambizione e complessità.
Il Premio Speciale della Giuria ha acceso i riflettori su Naza, firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor, un’opera che ha scosso il pubblico per la sua forza politica e la sua capacità di raccontare la tensione contemporanea attraverso un linguaggio documentaristico essenziale. La miglior sceneggiatura è stata attribuita a Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce, confermando la solidità del cinema francese nel lavoro sulla scrittura.
Sul fronte delle interpretazioni, la Coppa Volpi maschile è andata a John Malkovich per Wild Horse Nine, mentre il Premio Marcello Mastroianni per il miglior giovane interprete ha premiato Malou Khebizi per 15/18 (A Place to Heal), una delle rivelazioni più luminose dell’edizione.
Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” ha incoronato La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, un debutto che ha convinto per maturità e visione. Nella sezione Orizzonti, il miglior film è stato Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, mentre il premio per la miglior interpretazione maschile è andato a Riccardo Scamarcio per I figli della scimmia, confermando una presenza italiana di grande impatto.
La chiusura della Mostra ha restituito l’immagine di un festival che continua a essere laboratorio e specchio del mondo. Le ultime luci sul red carpet, le troupe che smontano le attrezzature, le barche che ripartono verso la città hanno accompagnato un’edizione che ha saputo intrecciare tradizione e innovazione, confermando Venezia come uno dei luoghi dove il cinema non solo si celebra, ma si reinventa.