Mostra del cinema
Venezia 83: la chiusura della Mostra del Cinema 2026
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 10 settembre
Un’edizione segnata da scelte coraggiose, nuovi linguaggi e un palmarès che ridisegna le rotte del cinema internazionale
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si è chiusa con un palmarès che racconta un’edizione intensa, segnata da scelte forti e da una linea curatoriale che ha privilegiato opere capaci di parlare al presente con lucidità. Il Leone d’Oro è andato a Woman Unknown di May el‑Toukhy, un film che ha dominato la conversazione al Lido e che ha trovato nel suo sguardo sul dopoguerra danese una potenza narrativa rara. Accanto al trionfo del film, la protagonista Mathilde Arcel ha conquistato la Coppa Volpi come miglior attrice, confermando la centralità di questa opera nel racconto dell’edizione.
Il Gran Premio della Giuria ha premiato Possible Love di Lee Chang‑dong, un ritorno atteso che ha riportato al centro del dibattito il cinema coreano più introspettivo e rigoroso. Il Leone d’Argento per la miglior regia è stato assegnato a Ilya Khrzhanovsky per DAU, un progetto monumentale che ha diviso la critica ma che ha impressionato la giuria per ambizione e complessità.
Il Premio Speciale della Giuria ha acceso i riflettori su Naza, firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor, un’opera che ha scosso il pubblico per la sua forza politica e la sua capacità di raccontare la tensione contemporanea attraverso un linguaggio documentaristico essenziale. La miglior sceneggiatura è stata attribuita a Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce, confermando la solidità del cinema francese nel lavoro sulla scrittura.
Sul fronte delle interpretazioni, la Coppa Volpi maschile è andata a John Malkovich per Wild Horse Nine, mentre il Premio Marcello Mastroianni per il miglior giovane interprete ha premiato Malou Khebizi per 15/18 (A Place to Heal), una delle rivelazioni più luminose dell’edizione.
Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” ha incoronato La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, un debutto che ha convinto per maturità e visione. Nella sezione Orizzonti, il miglior film è stato Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, mentre il premio per la miglior interpretazione maschile è andato a Riccardo Scamarcio per I figli della scimmia, confermando una presenza italiana di grande impatto.
La chiusura della Mostra ha restituito l’immagine di un festival che continua a essere laboratorio e specchio del mondo. Le ultime luci sul red carpet, le troupe che smontano le attrezzature, le barche che ripartono verso la città hanno accompagnato un’edizione che ha saputo intrecciare tradizione e innovazione, confermando Venezia come uno dei luoghi dove il cinema non solo si celebra, ma si reinventa.
Tags
Venezia 83, il Leone d’Oro è di Woman Unknown: tutti i vincitori e il gran finale al Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 12 settembre
Premiati anche John Malkovich e Riccardo Scamarcio
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha il suo vincitore. Sabato 12 settembre 2026, dopo undici giorni di cinema, star, red carpet e anteprime mondiali, la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha assegnato il Leone d’Oro a Woman Unknown di May el-Toukhy.
È il verdetto che chiude un’edizione fortemente segnata dalla politica, dalle guerre e da un cinema che ha scelto spesso di confrontarsi direttamente con le grandi tensioni del nostro tempo.
Per May el-Toukhy, regista danese di origini egiziane, arriva così il riconoscimento più prestigioso della Mostra.
Woman Unknown era arrivato al Lido durante la prima parte della Mostra, imponendosi progressivamente nel dibattito critico fino al verdetto della giuria.
La vittoria assume un significato ancora maggiore considerando la presenza femminile estremamente ridotta tra i registi della selezione principale.
Ma quello assegnato a Woman Unknown non è stato l’unico verdetto importante della serata.
Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Possible Love del regista sudcoreano Lee Chang-dong, mentre il Leone d’Argento per la migliore regia è stato assegnato a Ilya Khrzhanovsky per DAU.
Tra i momenti più significativi della cerimonia c’è stato il riconoscimento a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor.
Il documentario dedicato alla guerra a Gaza, uno dei film che avevano maggiormente fatto discutere durante la Mostra, ha conquistato il Premio Speciale della Giuria.
Un verdetto che conferma quanto le questioni politiche e i conflitti contemporanei abbiano attraversato l’intera edizione 2026.
NAZA aveva provocato discussioni già prima e durante la sua presentazione, trasformando la proiezione veneziana in uno degli appuntamenti più delicati della Mostra.
Grande soddisfazione anche per John Malkovich, che conquista la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.
Una consacrazione veneziana per uno degli attori più riconoscibili e originali del cinema internazionale, protagonista di una carriera lunga oltre quarant’anni.
La Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è stata invece assegnata a Mathilde Arcel.
Il Premio Marcello Mastroianni, dedicato a un giovane attore o attrice emergente, è andato alla ventitreenne Malou Khebizi.
Anche l’Italia trova spazio tra i riconoscimenti delle sezioni collaterali grazie a Riccardo Scamarcio, premiato come miglior attore nella sezione Orizzonti per I figli della scimmia di Tommaso Landucci.
Dopo la cerimonia di premiazione, il compito di mettere simbolicamente la parola fine alla Mostra è spettato al cinema italiano.
Film di chiusura, presentato Fuori Concorso, è stato Dio ride di Giovanni Veronesi.
Nel cast Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi, quest’ultimo nei panni di Papa Innocenzo X.
Ambientato nel Seicento, il film racconta la storia di Frate Leopoldo da Casamacchia, un religioso capace di parlare di Dio attraverso un linguaggio vicino alla gente e una gioia contagiosa.
Il suo crescente seguito finisce però per attirare l’attenzione di una Chiesa che vede in quella voce libera una possibile minaccia.
Un racconto storico che guarda inevitabilmente al presente, affrontando libertà, verità e rapporto tra individuo e potere.
È così che Venezia 83 saluta il Lido.
Dalle grandi star internazionali ai cinque film italiani in Concorso, passando per i Leoni d’Oro alla carriera, le polemiche, i documentari politici e i red carpet, l’edizione 2026 ha mostrato ancora una volta tutte le anime della Mostra.
Alla fine resta soprattutto un’immagine: May el-Toukhy con il Leone d’Oro tra le mani.
È Woman Unknown il film che entra nell’albo d’oro di Venezia. E mentre si spengono le luci della Sala Grande, per il cinema comincia già il viaggio verso la stagione dei premi internazionali.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, penultima giornata: Bechis chiude il Concorso italiano, al Lido arriva Russell Crowe
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 11 settembre
Marco Bechis, porta in gara "Ritorno a Buenos Aires" con Adriano Giannini
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia arriva a un passo dal verdetto finale. Venerdì 11 settembre 2026, penultima giornata al Lido, si completano le proiezioni del Concorso e cresce inevitabilmente l’attesa per le decisioni della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal.
È una giornata nella quale il cinema torna a confrontarsi con alcuni dei temi più duri del presente e del passato: dittature, memoria, responsabilità individuale, Iran e potere.
Per l’Italia è soprattutto il giorno di Marco Bechis, che porta in gara Ritorno a Buenos Aires, ultimo dei cinque film italiani selezionati per il Leone d’Oro.
Protagonista del film di Bechis è Adriano Giannini, nei panni di Mariano, un uomo costretto a tornare in Argentina per testimoniare nel processo contro gli ex militari che, durante gli anni della dittatura, lo avevano sequestrato e ridotto in schiavitù.
Il ritorno diventa inevitabilmente anche un viaggio nella memoria.
Il passato non è qualcosa che Mariano può semplicemente lasciarsi alle spalle: essere sopravvissuto ha contribuito a costruire la sua stessa identità e il confronto con chi gli ha sottratto una parte della vita riapre ferite che il tempo non è riuscito a cancellare.
Bechis torna così su temi che attraversano da tempo il suo cinema, utilizzando la storia personale del protagonista per raccontare qualcosa di più grande: la memoria collettiva, le conseguenze delle dittature e la difficoltà di trovare una vera giustizia molti anni dopo i fatti.
Con Ritorno a Buenos Aires si completa anche la presenza italiana nel Concorso di Venezia 83, che quest’anno ha schierato cinque titoli nazionali nella corsa al Leone.
L’altro film chiamato a chiudere il Concorso è Kami Nour (A Bit of Light) di Ali Asgari.
Ancora una volta Venezia guarda all’Iran e alle sue contraddizioni, attraverso un cinema che utilizza le vicende individuali per raccontare una società nella quale libertà personale, potere e controllo finiscono continuamente per scontrarsi.
Due film geograficamente lontanissimi, quelli di Bechis e Asgari, ma accomunati da una riflessione sul rapporto tra individuo e sistemi capaci di limitarne o cancellarne la libertà.
Non è casuale che proprio questi temi abbiano caratterizzato l’ultima giornata del Concorso.
Nel corso di Venezia 83, infatti, guerra, repressione, potere politico e responsabilità individuale sono tornati più volte sullo schermo, trasformando questa edizione in una delle più apertamente politiche degli ultimi anni.
Ma la penultima giornata ha avuto anche il suo grande richiamo internazionale con Russell Crowe.
L’arrivo dell’attore premio Oscar ha riportato immediatamente l’attenzione dei fotografi sul Lido, aggiungendo un’altra presenza di grande prestigio alla lunga lista di star passate da Venezia in questa edizione.
Mentre sul tappeto rosso continuano gli ultimi arrivi, dietro le quinte l’attenzione è ormai completamente rivolta alla giuria.
Dopo dieci giorni di proiezioni, incontri, conferenze stampa e red carpet, tutti i film in gara hanno infatti mostrato le proprie carte.
I pronostici indicano diversi possibili protagonisti, ma Venezia ha spesso dimostrato di saper sorprendere proprio nel momento dei verdetti.
La penultima giornata si chiude quindi con una certezza: il cinema ha terminato la sua corsa, adesso la parola passa alla giuria.
E al Lido resta soltanto una domanda: chi alzerà il Leone d’Oro di Venezia 83?
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, nona giornata: Naza scuote il Concorso, poi Chiara Mastroianni e Mario Martone
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 10 settembre
Una delle giornate più intense di questa edizione
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si avvicina alle battute finali e giovedì 10 settembre 2026 affronta una delle giornate potenzialmente più intense dell’intera edizione.
A catalizzare l’attenzione è soprattutto NAZA, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor dedicato alla guerra a Gaza e inserito nella corsa al Leone d’Oro.
Ma la nona giornata parla anche francese e italiano, con Un peu avant minuit di Nicolas Pariser in Concorso e il ritorno di Mario Martone e Toni Servillo con Scherzetto, presentato Fuori Concorso.
Alle 17.15 in Sala Grande arriva NAZA, uno dei titoli politicamente più delicati di Venezia 83.
A firmarlo sono Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra gli autori di No Other Land, il documentario premiato con l’Oscar nel 2025.
Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, NAZA affronta direttamente il tema della guerra a Gaza, concentrandosi sui sistemi e sui meccanismi che hanno portato all’uccisione di civili palestinesi.
La presenza del documentario nel Concorso principale conferma la scelta della Mostra di non tenere fuori dalla selezione le grandi questioni politiche e internazionali del presente.
Non soltanto cinema, quindi, ma inevitabilmente anche dibattito.
In un’edizione nella quale guerre, potere, violenza e responsabilità individuali sono emersi in numerose opere, NAZA si prepara a essere uno dei film destinati a lasciare maggiormente il segno nella discussione attorno al Festival.
Alle 19.15 la Sala Grande ospita invece Un peu avant minuit di Nicolas Pariser, secondo film in Concorso della giornata.
Il cast comprende Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Anaïs Demoustier e Golshifteh Farahani.
Al centro della storia c’è Léo, un uomo di 49 anni che, mentre sta attraversando la crisi della propria relazione sentimentale, viene informato della morte del padre biologico che non ha mai conosciuto.
Prima di partire per l’Italia per occuparsi dell’eredità, trascorre alcuni giorni a Parigi. Un viaggio apparentemente breve che diventa l’occasione per ripercorrere la propria esistenza, interrogarsi sulle relazioni e fare i conti con ciò che è stato.
Un film quindi molto diverso da NAZA, che riporta il Concorso su un terreno più intimo e personale.
La serata assume poi un forte sapore italiano.
Alle 21.45 in Sala Grande è in programma Scherzetto di Mario Martone, presentato Fuori Concorso e tratto dal romanzo di Domenico Starnone.
Protagonista è Toni Servillo, affiancato da Serena Rossi, Lorenzo Perrotta, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro.
Al centro del racconto c’è il confronto tra un nonno e il nipotino di cinque anni: due generazioni lontanissime costrette a misurarsi all’interno di uno spazio familiare che riporta inevitabilmente alla superficie ricordi, paure e fantasmi del passato.
Prima della proiezione è prevista anche la consegna a Serena Rossi del Premio Campari Passion for Film.
Tra gli altri appuntamenti della nona giornata c’è inoltre Peccato di Valerio Vestoso, unica serie selezionata per questa edizione della Mostra.
Protagonista Emanuela Fanelli, che torna così a Venezia dopo aver condotto le cerimonie di apertura e chiusura dell’edizione precedente.
La serie gioca proprio con la sua immagine e ricostruisce in chiave tragicomica una carriera immaginaria dell’attrice. Nel progetto compaiono numerosi nomi dello spettacolo italiano, tra cui Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Ferzan Özpetek, Paolo Virzì e Paola Cortellesi.
Cinema politico, cinema d’autore, grandi interpreti italiani e una contaminazione sempre maggiore con la serialità: la nona giornata sintetizza ancora una volta le molte anime di Venezia 83.
Mancano ormai pochi film prima che lo sguardo si sposti definitivamente sui verdetti. E con la cerimonia conclusiva sempre più vicina, ogni nuova proiezione può cambiare gli equilibri della corsa al Leone d’Oro.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, ottava giornata: Alba Rohrwacher, Vanessa Scalera e Pamela Anderson protagoniste al Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 9 settembre
Polemiche per il film DAU di Ilya Khrzhanovsky
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia entra nella fase decisiva e l’ottava giornata, mercoledì 9 settembre 2026, porta al Lido soprattutto grandi interpretazioni femminili, cinema italiano e internazionale e uno dei progetti più discussi di questa edizione.
Tra Alba Rohrwacher, Vanessa Scalera e Pamela Anderson, il Festival cambia ancora una volta volto, mentre la corsa al Leone d’Oro comincia inevitabilmente a entrare nei discorsi di critica e addetti ai lavori.
Tre i film della giornata in Concorso: Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis e DAU di Ilya Khrzhanovsky.
Tra le presenze più attese c’è stata Alba Rohrwacher, protagonista insieme a Vincent Lindon di Un Bon Petit Soldat.
Il film di Stéphane Brizé ha portato sul Lido un cinema profondamente legato alle persone e alle loro fragilità, confermando la capacità del regista francese di osservare l’essere umano attraverso personaggi apparentemente ordinari ma attraversati da conflitti profondi.
Rohrwacher e Lindon hanno rappresentato anche uno degli incontri più interessanti tra cinema italiano e francese di questa edizione.
Sul red carpet l’attrice italiana ha scelto ancora una volta uno stile essenziale, lasciando che fosse soprattutto il cinema a occupare il centro della scena.
Il cinema italiano ha risposto con Edoardo De Angelis e Il fuoco che ti porti dentro, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini.
Protagonisti Vanessa Scalera e Lino Musella, affiancati da Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj e Samuele Mazza.
Al centro della storia c’è una famiglia che si ritrova durante una cena della vigilia di Natale. Quello che dovrebbe essere un momento di incontro diventa progressivamente un campo di battaglia emotivo, nel quale riemergono incomprensioni, ferite e rapporti mai veramente risolti.
Vanessa Scalera dà corpo a una figura materna ingombrante e complessa, capace di dominare gli equilibri familiari e trasformare la cena in una vera resa dei conti.
Una storia nella quale ironia e dolore convivono, mettendo al centro proprio quei legami familiari dai quali spesso è impossibile fuggire completamente.
Tra i titoli che hanno fatto maggiormente discutere c’è stato poi DAU di Ilya Khrzhanovsky.
Un progetto cinematografico enorme, sviluppato nell’arco di quasi vent’anni e nato inizialmente come racconto dedicato al fisico sovietico e premio Nobel Lev Landau.
Il film è arrivato a Venezia accompagnato anche dalle polemiche legate alla richiesta dell’Ucraina di ritirarlo dal programma della Mostra. Khrzhanovsky, che ha rinunciato alla cittadinanza russa nel 2024, ha ribadito la propria opposizione alla guerra e il sostegno all’Ucraina. Un caso che ha inevitabilmente portato il dibattito oltre il cinema.
Fuori Concorso, una delle star della giornata è stata invece Pamela Anderson, arrivata per Place to Be di Kornél Mundruczó, nel cui cast figura anche Taika Waititi.
Anderson ha attirato immediatamente l’attenzione dei fotografi sul red carpet, presentandosi con un abito acceso e confermando quella nuova immagine pubblica, più naturale e consapevole, che negli ultimi anni ha caratterizzato le sue apparizioni.
L’ottava giornata di Venezia 83 si chiude così nel segno delle donne: Alba Rohrwacher, Vanessa Scalera e Pamela Anderson, tre interpreti profondamente diverse per storia e percorso artistico, ma capaci di diventare i volti di una giornata nella quale il cinema è tornato prepotentemente al centro della scena.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, settima giornata: Penélope Cruz e Javier Bardem infiammano il Lido, premio a Luca Guadagnino
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 8 settembre
In concorso anche Company di Casey Affleck
La coppia più attesa arriva al Lido. Martedì 8 settembre 2026, settima giornata della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, i riflettori si accendono su Penélope Cruz e Javier Bardem, protagonisti di Bunker, nuovo film di Florian Zeller presentato in Concorso.
Marito e moglie nella vita e nuovamente insieme sul grande schermo, Cruz e Bardem guidano un cast nel quale figurano anche Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger.
Bunker parte da un tema estremamente contemporaneo. Un architetto accetta l’incarico di progettare un rifugio di lusso destinato a garantire la sopravvivenza di un potente magnate della tecnologia in caso di collasso della società. Una decisione professionalmente importante ma moralmente ambigua, che finisce per avere conseguenze anche sulla relazione con sua moglie.
Zeller utilizza così il bunker come metafora di un mondo dominato dalla paura, dall’isolamento e dalla crescente concentrazione del potere nelle mani di pochi.
La presenza di Penélope Cruz e Javier Bardem rappresenta inevitabilmente uno degli eventi mediatici più importanti di questa fase della Mostra.
Due premi Oscar, due carriere costruite tra Europa e Hollywood e un rapporto con il cinema d’autore che li ha portati a lavorare con alcuni dei più importanti registi internazionali.
La loro presenza sul Lido riporta così sul red carpet veneziano una delle coppie più celebri del cinema mondiale.
In Concorso nella settima giornata figura anche Company di Casey Affleck, altro titolo americano chiamato a confrontarsi nella corsa al Leone d’Oro.
Importante anche la presenza italiana nella sezione Orizzonti.
Anna Foglietta presenta Una storia, con Alba Rohrwacher e Guido Caprino, aggiungendo un nuovo capitolo al proprio percorso artistico attraverso il passaggio dietro la macchina da presa.
Il film rappresenta uno degli appuntamenti italiani della giornata e porta al Lido tre nomi molto conosciuti dal pubblico nazionale.
Fuori Concorso spazio invece a Musk di Alex Gibney, a Dust di Tsai Ming-liang e a Joie de Vivre di Luca Guadagnino.
Proprio Luca Guadagnino è uno degli altri grandi protagonisti dell’8 settembre.
Il regista riceve il Cartier Glory to the Filmmaker Award, riconoscimento dedicato a una personalità capace di lasciare un’impronta particolarmente originale nel cinema contemporaneo. Per Guadagnino si tratta di un’altra consacrazione internazionale, dopo una carriera che lo ha portato dall’Italia a Hollywood mantenendo una forte identità autoriale.
La giornata prevede inoltre la masterclass di Ellen Burstyn, all’indomani della consegna all’attrice del Leone d’Oro alla carriera.
Tra Penélope Cruz, Javier Bardem, Casey Affleck, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Luca Guadagnino ed Ellen Burstyn, la settima giornata conferma così la forza internazionale di Venezia 83.
E mentre il Festival entra nella sua seconda metà, aumenta inevitabilmente anche l’attenzione sui film in Concorso e sui primi possibili favoriti nella corsa verso il Leone d’Oro.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, sesta giornata: Ellen Burstyn Leone d’Oro, Jasmine Trinca e il ritorno di Koreeda
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 7 settembre
Leone d'Oro alla carriera per l'attrice novantatreenne
Una leggenda del cinema celebrata sul Lido e una giornata particolarmente intensa per il cinema italiano. Lunedì 7 settembre 2026, la sesta giornata della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha avuto soprattutto un nome: Ellen Burstyn.
L’attrice americana, 93 anni, ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera, riconoscimento che celebra oltre sessant’anni di cinema, teatro e televisione.
Premio Oscar per Alice non abita più qui di Martin Scorsese e protagonista di opere entrate nella storia del cinema come L’esorcista, Burstyn rappresenta una delle grandi interpreti della sua generazione. Venezia le ha dedicato uno dei momenti più significativi dell’edizione.
La sua presenza al Festival è stata accompagnata anche da Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal, nel quale Burstyn interpreta un’immaginaria Marilyn Monroe centenaria.
Il cinema italiano è stato invece protagonista con L’estranea di Paolo Strippoli, presentato in Concorso.
Il film schiera un cast importante composto da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, portando sul tappeto rosso alcuni dei volti più conosciuti del nostro cinema.
Una presenza italiana significativa all’interno della corsa al Leone d’Oro, in un’edizione nella quale la produzione nazionale continua a confrontarsi direttamente con alcuni dei più importanti autori internazionali.
Tra questi c’è Hirokazu Koreeda, tornato a Venezia con Look Back. Il regista giapponese, Palma d’Oro a Cannes con Un affare di famiglia, è ormai uno degli autori asiatici più riconosciuti dal pubblico europeo.
La sesta giornata ha offerto anche un appuntamento particolarmente interessante per gli addetti ai lavori.
Alla Match Point Arena si è svolta la masterclass di Luca Guadagnino, uno dei registi italiani con la maggiore proiezione internazionale.
Un incontro dedicato al cinema e alla sua esperienza dietro la macchina da presa, in un’edizione della Mostra che vede Guadagnino tra i protagonisti anche di altri appuntamenti.
Ma il 7 settembre resterà soprattutto la giornata di Ellen Burstyn.
La consegna del Leone d’Oro alla carriera ha unito passato e presente della Mostra, celebrando un’attrice che a 93 anni continua a lavorare e a confrontarsi con nuovi personaggi.
Una di quelle presenze che ricordano come Venezia non sia soltanto una competizione tra film, ma anche un luogo nel quale la storia del cinema incontra continuamente il suo futuro.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, quinta giornata: Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon accendono il Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 6 settembre
Il Lido ha vissuto un’altra intensa maratona di cinema, incontri e red carpet
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia entra nel cuore della sua prima settimana. Domenica 6 settembre 2026, quinta giornata della manifestazione, il Lido ha vissuto un’altra intensa maratona di cinema, incontri e red carpet, con il Concorso protagonista e diversi nomi internazionali capaci di attirare l’attenzione di pubblico e fotografi.
Tra i titoli più attesi della giornata c’è stato The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, che ha portato sullo schermo un cast di grande richiamo formato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.
Un progetto che ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione italiana grazie alla presenza di Marinelli, ormai da anni uno degli interpreti più riconoscibili del nostro cinema anche a livello internazionale.
La quinta giornata ha visto in Concorso anche Possible Love del regista sudcoreano Lee Chang-dong, uno degli autori più apprezzati del cinema asiatico contemporaneo, e Woman Unknown della regista danese May el-Toukhy.
Tre opere molto differenti che confermano la volontà di Venezia 83 di costruire una competizione capace di mettere a confronto cinematografie, linguaggi e sensibilità provenienti da parti diverse del mondo.
A portare un’altra ventata internazionale al Lido è stato Hombre al Agua, inserito nella sezione Venezia Spotlight e diretto da Gael García Bernal.
Tra i protagonisti del progetto figura anche Ricky Martin, presenza che ha inevitabilmente contribuito alla curiosità attorno al film, creando un ponte tra cinema, televisione e musica internazionale.
Fuori Concorso il programma ha invece proposto, tra gli altri, From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor di Wim Wenders, insieme a Holy Wood Dust di Victor Kossakovsky e al progetto dedicato a Jorge Luis Borges firmato da Mariano Llinás.
Spazio anche al cinema italiano con Francesca Archibugi, presente alle Giornate degli Autori con Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo.
La giornata veneziana non si è limitata alle proiezioni. Alla Match Point Arena è arrivato infatti Luc Besson per una delle masterclass dell’edizione 2026. Un’occasione per ripercorrere una carriera che ha attraversato oltre quarant’anni di cinema europeo e internazionale.
Sul red carpet, intanto, i protagonisti dei film hanno condiviso la scena con numerosi ospiti del mondo dello spettacolo e della moda.
La quinta giornata ha così confermato la doppia anima della Mostra: da una parte il cinema e la competizione per il Leone d’Oro, dall’altra quella grande vetrina internazionale che ogni settembre trasforma il Lido in uno dei luoghi più osservati dello spettacolo mondiale.
Con Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, Gael García Bernal e un maestro come Luc Besson, Venezia 83 ha superato il giro di boa della prima settimana mantenendo altissima l’attenzione.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, quarta giornata da star: Nanni Moretti, Robert Pattinson e gli Oasis conquistano il Lido
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 5 settembre
I grandi divi continuano ad essere protagoniste al Lido
Venezia, 5 settembre 2026 – Cinema italiano, Hollywood e musica internazionale. Sabato 5 settembre 2026 la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha vissuto una delle giornate più attese di questa prima parte del Festival, con un programma capace di richiamare al Lido pubblico, fotografi e media internazionali.
Tre nomi, soprattutto, hanno catalizzato l’attenzione: Nanni Moretti, Robert Pattinson e gli Oasis.
Per il cinema italiano il protagonista della giornata è stato Nanni Moretti, tornato con un film alla Mostra di Venezia dopo 37 anni.
Il regista ha presentato in Concorso Succederà questa notte, primo dei cinque titoli italiani della selezione principale ad arrivare davanti al pubblico veneziano.
Nel cast figurano Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot e Angela Finocchiaro, oltre allo stesso Moretti.
Al centro del film ci sono rapporti sentimentali, incontri, separazioni e legami familiari. Un racconto corale nel quale Moretti torna a osservare le relazioni e le contraddizioni quotidiane attraverso il suo sguardo personale.
A spostare l’attenzione verso Hollywood ci ha pensato invece Robert Pattinson.
L’attore è arrivato al Lido per Primetime di Lance Oppenheim, presentato in Concorso e del quale Pattinson è anche produttore.
Il progetto prende ispirazione dal fenomeno televisivo americano legato al giornalista Chris Hansen, conosciuto negli Stati Uniti soprattutto per To Catch a Predator.
Nel cast, accanto a Pattinson, figurano Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers.
La presenza dell’attore britannico ha inevitabilmente attirato una grande attenzione mediatica, confermandolo tra i nomi internazionali più attesi dell’edizione 2026.
Fuori Concorso è stato inoltre presentato Father Joe di Barthélémy Grossmann, sceneggiato da Luc Besson e interpretato, tra gli altri, da Kiefer Sutherland ed Ever Anderson.
Ma nella quarta giornata Venezia non ha parlato soltanto di cinema.
L’arrivo di Liam e Noel Gallagher ha trasformato per qualche ora il Lido in uno degli appuntamenti più attesi anche dal pubblico musicale.
I fratelli Gallagher sono arrivati per Oasis: Don’t Look Back in Anger, documentario di Dylan Southern e Will Lovelace dedicato alla reunion degli Oasis e al tour che ha riportato insieme una delle band britanniche più famose degli ultimi decenni.
La loro presenza ha inevitabilmente scatenato l’interesse dei fan e dei fotografi, aggiungendo un’altra dimensione alla giornata veneziana.
Dopo anni segnati dal rapporto difficile tra Liam e Noel, vedere nuovamente i due fratelli insieme rappresenta già di per sé un evento mediatico. Venezia ha offerto al racconto della loro reunion una delle vetrine internazionali più importanti.
La quarta giornata ha così sintetizzato perfettamente la natura contemporanea della Mostra del Cinema di Venezia: da una parte il cinema d’autore italiano di Nanni Moretti, dall’altra una star globale come Robert Pattinson e, infine, un fenomeno musicale e culturale come gli Oasis.
Tre mondi apparentemente lontani che per un giorno si sono incontrati sullo stesso Lido, trasformando Venezia ancora una volta nella capitale internazionale dello spettacolo.
(dal nostro inviato Devis Botta)
Tags
Venezia 83, la terza giornata: cinema d’autore, storie difficili e star sul red carpet
83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Diario da Venezia - 4 settembre
Un cinema che sa interrogare il presente
Venezia, 4 settembre 2026 – Cinema capace di affrontare le ferite del presente, storie complesse e nuovi protagonisti sul tappeto rosso. Venerdì 4 settembre 2026, la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha vissuto la sua terza giornata, confermando la varietà di un programma che alterna grandi produzioni internazionali a opere più intime e coraggiose.
Tra i film in Concorso è arrivato 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, ambientato nel delicato mondo della neuropsichiatria adolescenziale.
Un tema particolarmente attuale che porta il cinema dentro una realtà spesso lontana dai riflettori, affrontando il disagio e le difficoltà dei più giovani attraverso lo sguardo di uno degli autori più interessanti del cinema francese contemporaneo.
Cambio completo di scenario con Shinya Tsukamoto, che ha portato in Concorso Mr. Nelson, Did You Kill People?, con Geoffrey Rush.
Il film attraversa l’esperienza della guerra del Vietnam e utilizza il conflitto come punto di partenza per interrogarsi sulle conseguenze della violenza e sul peso che gli eventi estremi possono lasciare nella vita delle persone.
Tra i titoli italiani della giornata ha attirato particolare attenzione La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, presentato nella sezione Orizzonti.
Il film è liberamente tratto dall’omonimo libro di Nicola Lagioia, dedicato al caso dell’omicidio di Luca Varani, una delle vicende di cronaca nera che maggiormente hanno colpito l’opinione pubblica italiana negli ultimi anni.
Nel cast figurano, tra gli altri, Valerio Mastandrea ed Emanuele Maria Di Stefano.
L’obiettivo non è semplicemente ricostruire un fatto di cronaca, ma provare a entrare nelle zone più oscure della vicenda evitando di trasformare la violenza in spettacolo.
Fuori Concorso spazio invece a Paul Schrader con The Basics of Philosophy, nuovo lavoro di uno degli autori e sceneggiatori più importanti del cinema americano.
Alle Giornate degli Autori l’attenzione si è invece concentrata su Balcanica di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis, racconto che attraversa il dramma della fuga dall’Afghanistan e il difficile viaggio verso l’Europa.
Tematiche differenti, ma accomunate dalla volontà di utilizzare il cinema per osservare alcune delle grandi questioni del nostro tempo.
E mentre nelle sale si discuteva di guerra, adolescenza, migrazioni e cronaca, all’esterno continuava il grande spettacolo della Mostra.
Sul red carpet sono passati numerosi ospiti e volti dello spettacolo e della moda, contribuendo alla dimensione internazionale di una manifestazione che ogni giorno porta gli occhi del mondo sul Lido.
La terza giornata di Venezia 83 ha mostrato così soprattutto il volto più impegnato della Mostra: quello di un cinema che non cerca soltanto lo spettacolo, ma prova a interrogare il presente.
(dal nostro inviato Devis Botta)
