Le notizie
Emergenza estate: il sole sorge, la temperatura sale, l'umanità vacilla
Tra mappe color cremisi, allarmi continui e titoli da fine del mondo, l'arrivo dell'estate viene raccontato come un evento senza precedenti
Anche quest'anno è successo. Puntuale come una tassa, come il Festival di Sanremo, come il vicino che taglia l'erba alle sette del mattino: è arrivata l'estate.
E con essa, immancabile, l'apocalisse termica raccontata da televisioni, siti internet e social network. Titoli cubitali, grafiche rosso inferno, mappe che sembrano uscite da un documentario sulla colonizzazione di Marte. "Caldo record". "Bolla africana". "Settimana infernale". "Temperature roventi". Manca solo l'annuncio dell'evacuazione generale verso la Groenlandia.
Ora, sia chiaro: fa caldo. È giugno inoltrato. Sarebbe persino sospetto il contrario. Se a Venezia ci fossero 12 gradi e una nevicata, forse qualche domanda dovremmo porcela. Ma no: il fenomeno straordinario che scuote le redazioni italiane è che in estate, incredibilmente, si suda.
Ogni anno assistiamo allo stesso spettacolo. Persone che scoprono l'esistenza del sole come se fosse stato acceso per la prima volta dall'ENEL. Esperti convocati per spiegare che alle tre del pomeriggio l'asfalto è caldo. Cittadini intervistati che confermano, con coraggio e spirito scientifico, che "sì, oggi si sente parecchio".
Davvero? Incredibile.
Le cronache assumono toni da sbarco in Normandia. "Resistere fino a domenica". "La morsa del caldo". "Assedio africano". Sembra che l'anticiclone abbia dichiarato guerra alla Repubblica Italiana e stia avanzando con divisioni corazzate attraverso la Pianura Padana.
Intanto gli over sessanta ricordano vagamente che negli anni Settanta si giocava a pallone sui campetti polverosi alle due del pomeriggio senza che il telegiornale aprisse con il bollettino bellico delle masse d'aria. Non perché il caldo non esistesse, ma perché era considerato una caratteristica dell'estate e non il trailer di un film catastrofico.
Oggi invece ogni ondata di calore viene narrata come un evento cosmico irripetibile. Se fa freddo a gennaio è un'emergenza. Se piove ad aprile è un'emergenza. Se fa caldo a luglio è un'emergenza. A questo punto l'unica condizione meteorologica accettabile sembra essere una perenne primavera di 22 gradi, cielo leggermente velato e umidità regolata da un tecnico comunale.
Naturalmente conviene sempre bere, proteggersi dal sole e usare buon senso. Ma tra il buon senso e la rappresentazione di un pianeta trasformato in una gigantesca griglia per arrosticini esiste una certa differenza.
La verità è che il caldo fa notizia perché ogni anno bisogna trovare un modo nuovo per raccontare qualcosa di antichissimo: l'estate. Così il sole, che da alcuni miliardi di anni svolge il proprio lavoro con una certa costanza, viene descritto come una minaccia emergente. E noi, puntualmente, fingiamo di stupirci.
Tra qualche mese arriverà l'inverno. Le stesse persone che oggi annunciano la fine del mondo per 34 gradi titoleranno scandalizzate per il fatto che a dicembre faccia freddo. E allora via con l'"ondata gelida", il "vortice polare", la "sciabolata artica" e altri nomi che farebbero sorridere persino un meteorologo.
Nel frattempo, coraggio. Siamo sopravvissuti all'estate dell'anno scorso, a quella precedente e a tutte quelle che l'umanità frequenta da qualche migliaio di anni. Con un po' di fortuna ce la faremo anche questa volta.
Magari bevendo un bicchiere d'acqua e abbassando il volume dell'allarmismo.
Arriva "Suoni all'Alba"
Ogni venerdì alle ore 11 il format che raccoglie interviste ad artisti indipendenti, ascoltando la loro musica
Ogni venerdì alle ore 11:00 su Radio41.it appuntamento con "Suoni all'Alba", il format dedicato alla musica indipendente che dà voce agli artisti emergenti e alle loro storie.
Grazie alla collaborazione con l'ufficio stampa "L'Altoparlante"*, anche Radio41.it entra a far parte del circuito di emittenti che trasmettono questo apprezzato programma della durata di 30 minuti, interamente dedicato alla scoperta di nuovi talenti.
Ogni puntata propone interviste ad artisti indipendenti, accompagnate dall'ascolto di uno dei loro brani, offrendo agli ascoltatori l'opportunità di conoscere più da vicino il percorso, le ispirazioni e i progetti dei protagonisti della scena musicale emergente.
Ad arricchire il format c'è inoltre la lettura della "TOP 20 della Indie Music Like", la classifica di tendenza più longeva d'Italia, con l'ascolto di estratti dei brani che ne fanno parte.
"Suoni all'Alba" è condotto e realizzato da Giulio Berghella, da anni impegnato nella valorizzazione della musica indipendente italiana.
La trasmissione andrà in onda tutti i venerdì alle ore 11:00, con replica ogni martedì alle ore 18:30.
Non perdete questo viaggio tra nuove sonorità, artisti da scoprire e tanta buona musica. Restate sintonizzati su Radio41.it!
Tags
Tormentoni estivi 2026: chi farà ballare l'Italia?
Il podio provvisorio: clubbing, radici e grandi ritorni. La mappa dei suoni dell'estate
L'estate 2026 è ufficialmente iniziata e, come ogni anno, le spiagge, i club e le frequenze radiofoniche si trasformano nel campo di battaglia perfetto per conquistare il titolo di regina del tormentone, anche se quest'anno la musica estiva si muove su un binario decisamente nuovo.
Se fino a poco tempo fa la formula magica prevedeva ritmi latini standardizzati e testi leggeri calati dall'alto, oggi assistiamo a un curioso scontro tra la spinta immediata degli algoritmi digitali e un ritorno inaspettato alle radici folk territoriali, con suoni molto più ricercati del solito. In cima alle preferenze e nelle rotazioni radiofoniche più intense troviamo subito Fred De Palma che, ritrovando la sua musa brasiliana Anitta e alleandosi con le rime affilate di Emis Killa, ha fatto centro con La testa gira, una scarica di adrenalina da club notturno sospesa tra le atmosfere dei festival e un ritornello che è già il più virale della stagione sui social.
A fare da perfetto contraltare a questi beat elettronici ci pensa però la vera sorpresa dell'anno, ovvero Al mio paese di Serena Brancale, Delia e Levante, un irresistibile inno dei fuorisede che profuma di Sud, feste patronali e piazze piene, capace di far ballare chiunque a piedi scalzi sulla sabbia mescolando il pop moderno alla pizzica tradizionale.
Non da meno è l'attesissimo duetto tra Angelina Mango e Marco Mengoni, Canto d'amore, dove la freschezza di lei e la vocalità monumentale di lui si fondono in un pezzo pop solido, solare e travolgente che non ha bisogno di ganci da TikTok per riempire l'aria e conquistare le classifiche.
Subito dietro a questo podio provvisorio si muove poi una flotta di singoli fortissimi, a partire dai Pinguini Tattici Nucleari che con Sorry, scusa, lo siento sfoderano l'ennesima hit istantanea, ironica e maledettamente orecchiabile, ideale per i lunghi viaggi in macchina verso il mare. Nello stesso momento Gaia torna a esplorare le sue origini brasiliane con Bossa Nostra, una traccia dalle sfumature decisamente più chill e adatta all'ora dell'aperitivo al tramonto, capace di trasformare la malinconia di un amore che finisce in un ritmo ipnotico, mentre Samurai Jay si prende lo spazio estivo e la colonna sonora del gelato più iconico d'Italia con Ossessione, un pezzo urban-pop che bissa il successo dell'ultimo Sanremo. A chiudere il cerchio delle canzoni più ascoltate ci sono Clara e Sangiovanni con Le ragazze, un gradito ritorno che punta tutto sulla spensieratezza delle serate estive tra amiche, confermando una tendenza chiarissima per questa stagione: rispetto agli anni passati, il pubblico sta premiando la varietà dei generi, che passano dall'urban reggaeton alla bossa nova fino al neo-folk, preferendo brani che sanno sì essere d'impatto per le clip brevi, ma che mantengono un'identità forte, perché il vero tormentone di quest'anno non è solo un ritmo da ballare, ma un pezzetto di vita vera da condividere.
Tags
Il 22 giugno VxL 2026 si presenta
Conferenza stampa, aperta anche al pubblico, della 29a edizione di “Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty” in programma dal 23 al 26 luglio nel centro storico di Rovigo
Lunedì 22 giugno alle 18 a Rovigo, nella Sala Stucchi di Palazzo Cezza (gentilmente concessa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo), in Piazza Vittorio Emanuele II 47, si terrà la conferenza stampa, aperta anche al pubblico, della 29a edizione di “Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty” in programma dal 23 al 26 luglio nel centro storico di Rovigo che avrà come slogan “Fai sentire la tua voce”.
“Voci per la Libertà - Una canzone per Amnesty” è il più importante festival musicale italiano che unisce musica e diritti umani. Un vero canalizzatore, ed un sempre più efficace megafono, per tutti quegli artisti, sia emergenti che affermati, che anno dopo anno hanno scelto di mettersi in gioco, di creare qualcosa di nuovo e personale che andasse a sostegno di un ideale.
Quattro giorni di musica e diritti umani a fianco di Amnesty International attraverso la migliore musica italiana. Anche quest’anno il festival conferma la sua vocazione: trasformare il palco in uno spazio di ascolto, partecipazione e consapevolezza, dove la musica non è solo cultura e intrattenimento, ma anche racconto del presente, denuncia, memoria e possibilità di cambiamento. Non solo musica ma dibattiti, performance, incontri, mostre, installazioni per ribadire l’importanza dell’arte e della cultura per la promozione dei diritti umani e per riaffermare la centralità nelle nostre comunità. Con gli organizzatori ci saranno le istituzioni, i partner, gli sponsor e i sostenitori del festival per scoprire assieme la nuova edizione.
L’appuntamento ospiterà anche l’incontro su "Il valore sociale dei festival" con la presenza della sociologa Barbara Maussier, autrice dell'omonimo libro, uscito in Italiano per Franco Angeli ed in inglese per Goodfellow Publishers con il titolo “The social value of festivals. Communicative Creativity and Community Development”. Basandosi su una ricerca interdisciplinare che integra sociologia, studi culturali e management degli eventi, Maussier propone un’analisi teorica approfondita del modo in cui i festival possono agire come generatori di valore sociale. Il volume affronta temi che spaziano dal ruolo dei festival nella società postmoderna del tempo libero agli aspetti strategici, organizzativi, comunicativi ed economici essenziali per una pianificazione efficace degli eventi. Al centro dell’opera vi è lo sviluppo di un modello concettuale che fornisce a organizzatori di festival, decisori politici e istituzioni culturali gli strumenti per promuovere intenzionalmente il cambiamento sociale attraverso la progettazione e la gestione degli eventi.
Ad approfondire la tematica, con l’autrice ci saranno le voci di alcuni festival storici della città di Rovigo: Michele Lionello per “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”, Massimo Munaro per “Festival Opera Prima”, Claudio Curina per “DeltaBlues”, Nicoletta Confalone per “Rovigo Cello City”, Claudio Ronda per “Tra Ville e Giardini”.
“Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty” è un’iniziativa dell’Associazione Voci per la libertà APS, realizzata in collaborazione e con il sostegno di Amnesty International Italia, Circoscrizione VTAA di Amnesty International, Comune di Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, CGIL Rovigo, SPI Cgil Veneto, CAF Cgil, CISL Padova e Rovigo, CAF CISL, IRSAP Foundation, Caritas Diocesana di Adria-Rovigo.
(Ufficio stampa: Ender Comunicazione)
Mostra del Cinema: croce e delizia delle proiezioni
VERSO LA MOSTRA 2026
Considerazione sul sistema di prenotazione per accedere alle proiezioni
Dando per scontato che anche quest’anno sarà necessario prenotarsi in anticipo per accedere alle varie proiezioni, possiamo dire che gli accreditati rivivranno momenti di vera croce e delizia: la croce quando si accederà al sistema di prenotazione; la delizia quando ci si troverà in coda per entrare in sala.
Ne vogliamo parlare?
Iniziamo dalla delizia.
Da quando è stato introdotto il sistema di prenotazione si è sicuri di entrare in sala, anche se ci si mette in coda pochi minuti prima dell’inizio della proiezione, mentre in passato, quando non era possibile prenotare il proprio posto, era necessario mettersi in coda con grande anticipo e per di più senza la sicurezza di accedere alla proiezione.
Quindi, adesso c’è una grande ottimizzazione dei tempi, che si traduce nella possibilità di vedere molti film, mentre in passato c’era una gran perdita di tempo, che talvolta comportava la visione di pochi film.
Inoltre, se un tempo si viveva la coda come una fase di “guerra con il coltello fra i denti”, controllando che nessuno ci superasse o che qualcuno si infilasse trovando un amico già in coda, oggi la coda è un momento di piacevole confronto e utile condivisione.
Si potrebbe arrivare a dire che adesso la coda è uno dei momenti più utili perché, se hai voglia di parlare con il tuo vicino o di ascoltare - se non addirittura infilarti in - una conversazione già iniziata dai tuoi vicini, puoi affinare il tuo giudizio su di un film o comprendere che è assolutamente necessario vedere un film che non avevi assolutamente preso in considerazione.
E la croce?
Su questa base, il dover utilizzare il sistema di prenotazione, croce per molti, diventa accettabile: nonostante non sia il sistema perfetto; anche se, come accade in moltissimi frangenti, si dice che era meglio il sistema dell’anno scorso; addirittura ti costringe, a festival già iniziato, a delle levatacce.
Inoltre, come si può parlare male di un sistema che riesce a gestire, con precisione e in pochi minuti, qualche decina di scelte di qualche migliaio di utenti?
Il sistema perfetto non esiste ma a mio parere il sistema migliora di anno in anno.
Concludo dicendo che l’unica cosa che infastidisce è che spesso si vedono parecchi posti non occupati in una sala che, secondo i sistemi informatici, dovrebbe essere completamente occupata. Quindi l’unico problema, almeno per me, è il “vizio” del no show: un comportamento umano che il sistema informatico non sa e non può gestire.
Però dobbiamo dare atto all’organizzazione di aver cercato di risolvere il problema facendo accedere in sala le persone che, pur non essendosi prenotate, si sono messe in coda per occupare i posti rimasti liberi.
(fv)
Dall’album al singolo: come sta cambiando l’industria musicale
Il trionfo del singolo nell’era dello streaming: come e perché l’album perde centralità
Negli ultimi anni l’industria musicale ha attraversato una trasformazione silenziosa ma radicale: l’album, un tempo considerato il formato per eccellenza della maturità artistica, ha progressivamente perso centralità a favore del singolo, oggi dominante nelle strategie di pubblicazione di artisti emergenti e affermati.
Sempre più spesso i grandi nomi della musica internazionale lasciano trascorrere anni, talvolta oltre un decennio, tra un album e l’altro, mentre mantengono un contatto costante con il pubblico attraverso uscite isolate, collaborazioni e brani pubblicati con frequenza regolare. Questa evoluzione è il risultato di una convergenza di fattori tecnologici, economici e culturali che hanno ridefinito il rapporto tra musica, artisti e ascoltatori.
Il cambiamento più evidente è legato all’avvento dello streaming, che ha completamente trasformato le abitudini di consumo. Le piattaforme digitali non incentivano più l’ascolto lineare e completo di un disco, ma favoriscono una fruizione frammentata, basata su playlist personalizzate, suggerimenti algoritmici e contenuti virali. In questo ecosistema il singolo diventa uno strumento più efficace, perché consente all’artista di rimanere costantemente visibile, di alimentare la propria presenza sulle piattaforme e di inserirsi con maggiore facilità nei meccanismi di raccomandazione automatica.
A questo si aggiunge il mutamento dell’economia dell’attenzione. In un contesto dominato da social media, video brevi e flussi continui di contenuti, la soglia di concentrazione del pubblico si è ridotta e la musica non fa eccezione. Un brano singolo è veloce da ascoltare, facilmente condivisibile e perfettamente integrabile nei linguaggi di piattaforme come TikTok o Instagram; un album, al contrario, richiede tempo e una disponibilità all’ascolto sempre più rara nel pubblico generalista.
Anche gli algoritmi giocano un ruolo chiave, premiando la continuità delle pubblicazioni. Un artista che rilascia brani con regolarità ha molte più possibilità di entrare nelle playlist editoriali o automatiche, che rappresentano oggi il principale canale di scoperta musicale. Chi pubblica raramente, invece, rischia di scomparire dai radar tra un progetto e l’altro.
Dal punto di vista economico, inoltre, il singolo rappresenta una scelta meno rischiosa rispetto all’album, che comporta investimenti elevati e un ritorno incerto concentrato in un arco temporale limitato. Pubblicare singoli permette di distribuire i costi, testare nuove sonorità, raccogliere feedback immediati e adattare rapidamente la propria direzione artistica, secondo una logica più flessibile e quasi “iterativa”.
In questo scenario anche i grandi artisti hanno ridefinito le proprie strategie, riservando l’uscita di un album a momenti particolari, spesso costruiti come eventi globali accompagnati da lunghe campagne di attesa. Nel frattempo mantengono viva la relazione con il pubblico attraverso singoli, featuring e progetti collaterali. L’album non scompare, ma cambia funzione: diventa più raro e simbolico, un momento di sintesi artistica più che uno strumento di presenza continua sul mercato.
Questa trasformazione solleva inevitabilmente interrogativi sul piano culturale. L’album era spesso concepito come un’opera coerente, un percorso narrativo capace di esprimere una visione complessiva; la centralità del singolo rischia invece di frammentare l’esperienza musicale in una sequenza di episodi isolati. Eppure la stessa dinamica può essere interpretata anche come un’opportunità, perché offre maggiore libertà creativa, consente agli artisti di dialogare in tempo reale con il pubblico e permette di sperimentare senza i vincoli di un progetto definitivo.
Più che di una scomparsa dell’album, si dovrebbe dunque parlare di una sua ridefinizione. Il singolo domina la dimensione della visibilità e dell’interazione quotidiana, mentre l’album assume un valore più concentrato e identitario.
In definitiva, la musica non sta perdendo profondità, ma cambiando forma: e il vero nodo per gli artisti contemporanei è trovare un equilibrio tra la necessità di restare presenti nel flusso continuo dei contenuti e il desiderio di costruire opere capaci di lasciare un’impronta duratura.
A Piero Pelù il Premio Amnesty sezione Big per brano “S.O.S”
“S.O.S.” vince il Premio Big di Amnesty International Italia per il migliore brano sui diritti umani
È il brano “S.O.S”, scritto e cantato da Piero Pelù, a vincere il 24° Premio Amnesty International Italia per la sezione Big. Il riconoscimento è promosso da Amnesty International Italia, insieme all’associazione Voci per la Libertà, per premiare il miglior brano sui diritti umani pubblicato da un artista o gruppo di spicco della musica italiana nell’anno precedente. Un modo per mettere in luce artisti e canzoni che possano sensibilizzare su temi legati ai diritti umani attraverso il linguaggio universale della musica.
“S.O.S ci sprona a parlare del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza coi tempi del presente, perché le bambine e i bambini palestinesi, quelli ancora in vita, continuano a mangiare pane e violenza, più la seconda che il primo. Da questo brano, poetico e potente, crudo e suggestivo insieme, si leva il bisogno di futuro, di quel diritto alla felicità che è e sarà l’unica condizione grazie alla quale l’odio puoi tenerlo fuori”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
La canzone, scritta, registrata e resa disponibile gratuitamente in poche ore a ottobre 2025 dallo stesso Pelù, nasce dall'urgenza di dare voce, attraverso la musica, a quanto sta accadendo nel Territorio palestinese occupato e alla necessità di non restare indifferenti davanti alla sofferenza delle persone civili, dei bambini e delle bambine nella Striscia di Gaza. Un appello a difendere la pace e la giustizia.
“Ho scritto SOS lo scorso ottobre, una canzone che mi è venuta dal cuore e che parla dei genocidi in atto in ogni parte del mondo (e in particolare di quello palestinese) e del ruolo fondamentale dei soccorritori delle ong nei luoghi di guerra (in particolare di Medici senza frontiere e della Global Sumud Flottilla per il loro ruolo di generatori di attenzioni mediatica su Gaza)”, ha raccontato Piero Pelù, che ha chiarito inoltre la scelta di non pubblicare il brano sulle piattaforme di streaming: “Ho deciso di renderla scaricabile gratuitamente sul mio sito perché non ho voluto usare piattaforme coinvolte in armi e propagande di dittatori”.
“Grazie Amnesty International per questo importante riconoscimento, impreziosito dal vostro lavoro costante e puntuale di difesa dei diritti umani, sempre più calpestati oggi dalla barbarie di certe multinazionali, lobbies e stati”, ha dichiarato Pelù non appena saputo di aver ottenuto questo premio. Il rocker italiano ha poi rivolto un appello a tutti gli italiani: “Il periodo sociopolitico che stiamo vivendo è talmente complesso e pericoloso che solo con l’impegno congiunto di ognuno di noi nei rispettivi campi potremo aspirare ad essere un pianeta ancora a misura di donne e uomini che crescono e praticano il valore assoluto della pace”.
Il Premio è legato alla 29ª edizione del festival “Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty”, che unisce musica, arte e diritti umani e che si terrà a Rovigo dal 24 al 26 luglio.
A causa della concomitanza con il tour estivo dei Litfiba, il premio non sarà consegnato durante il festival come da tradizione, ma il 16 luglio a Rock in Roma, proprio durante il concerto della band.
Insieme a Pelù, si contendevano il premio le Bambole di Pezza (con “Senza permesso”), i Baustelle (“Canzone verde, amore tossico”), Diodato (“Non ci credo più”), Ginevra (“Femina”), Ibla (“Rituale”), Fiorella Mannoia (“Eroi”), Murubutu (“Minuscola”), La Niña (“Figlia d’ ’a tempesta”) e Willie Peyote (“Grazie ma no grazie”).
Un gruppo trasversale di artisti per età e generi musicali, unito da testi di forte impatto che spaziano dalla crisi ambientale alla condizione femminile, fino a solidarietà, migrazioni e resistenza.
Il Premio è assegnato da una giuria composta da giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, intellettuali, linguisti, rappresentanti di Amnesty International Italia e di Voci per la Libertà.
Nelle precedenti edizioni hanno vinto: “Il mio nemico” di Daniele Silvestri (2003);“Pane e coraggio” di Ivano Fossati (2004); “Ebano” dei Modena City Ramblers (2005); “Rwanda” di Paola Turci (2006); “Occhiali Rotti” di Samuele Bersani (2007); “Canenero” dei Subsonica (2008); “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela (2009); “Mio zio” di Carmen Consoli (2010); “Genova Brucia” di Simone Cristicchi (2011); “Non è un film” di Frankie Hi-Nrg MC e Fiorella Mannoia (2012); “Gerardo nuvola ‘e Povere” di Enzo Avitabile e Francesco Guccini (2013); “Atto di forza” di Francesco e Max Gazzè (2014); “Scendi giù” di Alessandro Mannarino (2015); “Pronti a salpare” di Edoardo Bennato (2016); “Ballata triste” di Nada (2017); “L’uomo nero” di Brunori Sas (2018); “Salvagente” di Roy Paci & Aretuska feat. Willie Peyote (2019); “Io sono l’altro” di Niccolò Fabi (2020); “Dalle mie parti” dei Negramaro (2021); nuovamente Carmen Consoli con “L’uomo nero” (2022); “Severodonetsk” di Manuel Agnelli (2023), “La mia terra” di Diodato (2024) e “Onda alta” di Dargen D’amico (2025).
Il ritorno di Amadeus in Rai da Fiorello
Lo showman celebra il ritorno dell'amico, che si commuove ripercorrendo i momenti più iconici dei 5 anni degli 'Amarello'. La confessione su Sanremo: "Non si dice mai di no"
Un lungo applauso del pubblico accoglie Amadeus a La Pennicanza, protagonista della penultima puntata insieme a Fiorello e Fabrizio Biggio. Lo showman celebra il ritorno dell’amico in Rai dopo due anni di assenza e ironizza: “In due anni sono successe tante cose, stanno vendendo tutto. Se non ci muoviamo, vendono anche noi”.
Spazio quindi al filmato celebrativo con i momenti più iconici dei cinque Festival di Sanremo che hanno visto gli “Amarello” protagonisti. “Non c’è John Travolta perché quell’episodio è tra le denunce penali”, scherza Fiorello. Le immagini emozionano Amadeus, che poi si lascia andare a un momento musicale con l’amico cantando sulle note di "Non Amarmi": “Dimmi perché piangi? Di felicità. E perché non torni? Questo non si sa”. E continua: “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”.
Inevitabile il tema Sanremo. Alla domanda su un possibile ritorno alla guida del Festival, Amadeus non chiude la porta: “Sanremo non si rifiuta mai. Sono stati cinque anni di divertimento vero, anno dopo anno, di grande gioia e improvvisazione. Poi io amo le canzoni. Quante ne ho ascoltate in cinque anni? Più o meno cinquemila, tra Giovani e Big”.
Tra aneddoti e curiosità, Fiorello indaga su alcuni dei possibili esclusi eccellenti del passato e Amadeus risponde: “Massimo Ranieri non l’ho mai scartato. Annalisa l’ho scartata il primo anno. Emma mai scartata. Se prendi un cantante con una canzone che non funziona gli fai un danno”. Poi rivendica alcune intuizioni: “Abbiamo investito su due nomi giovani: Tananai e Olly. Eravamo convinti che fossero due grandi talenti e abbiamo avuto ragione”.
Gran finale con l’immancabile galleria di imitazioni di Fiorello. A prendere la parola è un furibondo Al Bano: “Cinque Sanremo e non mi hai mai preso, ho fatto solo il superospite. Ho passato notti insonni a scrivere, gli ho mandato olive, vino e casse di formaggio. Si prendeva tutto e poi quando annunciavano i Big al Tg1 non c’ero mai e lo prendevo in quel posto. Anche due sacchi di croccantini per il suo cane”.
Si conclude così l’appuntamento quotidiano de La Pennicanza, il programma di Fiorello e Fabrizio Biggio in onda dal lunedì al venerdì alle 13:45 su Rai Radio2, RaiPlay, sul canale 202 del digitale terrestre e alle 7:10 del mattino, su Rai2, con La Mattinanza.
(comunicato Daniele Mignardi Promopressagency)
Tags
Raf torna a sorpresa con "Pazzi stupidi ragazzi"
L'artista sarà in concerto da luglio per “INFINITO - ESTATE 2026”
Raf torna a sorpresa - dopo la sua partecipazione alla 76° edizione del Festival di Sanremo con “Ora e per sempre” - con il nuovo singolo “Pazzi stupidi ragazzi” (Warner Records / Warner Music Italy / Girotondo srl), disponibile dal 29 maggio sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, che anticipa l’uscita dell’album di inediti prevista per il prossimo autunno.
“Pazzi stupidi ragazzi” racconta un amore istintivo, irrazionale e travolgente, uno di quei legami capaci di resistere al tempo, alle distanze e soprattutto alle differenze. È la storia di due persone che continuano a cercarsi e a rincorrersi perché, quando un sentimento è autentico, tutto il resto perde importanza: le paure, gli ostacoli, i confini che spesso siamo noi stessi a creare.
Musicalmente, il brano ha un’anima electropop intensa e ritmata, pensata per far “muovere” ma anche per emozionare. Tra atmosfere notturne, immagini romantiche, corse verso l’estate e stelle da contare insieme, la canzone accompagna l’ascoltatore in un viaggio fatto di desiderio, libertà e connessione.
Perché le differenze non dovrebbero mai dividerci: spesso sono solo illusioni create dalla mente.
“Ho voluto raccontare la libertà di amarsi senza filtri e senza condizioni – afferma Raf - con quella parte un po’ folle e sincera che ci rende tutti, in fondo, ancora ‘pazzi stupidi ragazzi’. Nel brano c’è nostalgia, ma anche energia, voglia di vivere e di lasciarsi andare”.
“Pazzi stupidi ragazzi” sarà presentata dal vivo durante le tappe estive del tour “INFINITO - ESTATE 2026” - organizzato da Friends&Partners, prodotto da Girotondo EM srl in collaborazione MOMY RECORDS – occasione in cui saranno festeggiati i 25 anni del successo “Infinito”. Un vero e proprio evergreen che continua a emozionarci, è tra i brani “manifesto” della carriera di Raf, lunga oltre 40 anni e fatta di migliaia di live, 14 album pubblicati in studio, più di 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. L’artista, padre del pop in Italia, tra le voci e firme più belle e rappresentative della canzone italiana, dedicherà al suo pubblico un viaggio musicale che scandisce le tappe significative del suo percorso artistico fino al capitolo più recente, quello sanremese.
Il prossimo autunno invece Raf sarà nei palazzetti con “INFINITO - Palasport 2026”: il 9 ottobre al Palapartenope di Napoli, il 12 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 17 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.
I biglietti sono disponibili in prevendita su ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.
Un nuovo capitolo live per Raf, che arriva dopo l’intensa esperienza sanremese, durante la quale l’artista ha emozionato il pubblico con una ballad romantica e autobiografica, scritta insieme al figlio Samuele Riefoli, che ne ha curato anche la regia del videoclip.
Nel corso della sua carriera, Raf ha firmato e interpretato successi che hanno segnato la storia della musica italiana, da “Self Control” a “Il Battito Animale”, da “Cosa Resterà degli Anni ‘80” a “Ti Pretendo”, passando per “Sei La Più Bella Del Mondo”, “Stai con Me”, “Non è mai un errore” e “Infinito”. Brani entrati nell’immaginario collettivo, amati da milioni di persone e capaci di attraversare generazioni e classifiche internazionali.
Cantautore, autore e compositore raffinato, Raf si è sempre distinto per una scrittura autentica e riconoscibile, oltre che per una straordinaria capacità interpretativa, intensa e contemporanea. Una cifra artistica che continua ancora oggi a rinnovarsi, mantenendo intatta la forza emotiva che da sempre caratterizza la sua musica.
(comunicato Warner Music a cura di Roberto Fagioli)
Tags
Venezia 83: meno di cento giorni al via
VERSO LA MOSTRA 2026
Si avvicina la Mostra numero 83: qualche considerazione
Mancano poco più di un centinaio di giorni all'apertura della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ("familiarmente" Mostra) e, in virtù del fatto che sono state aperte le funzioni di accreditamento, molti iniziano a cercare anche delle notizie su questa edizione.
Per ora si sa molto poco ma già abbastanza per poter iniziare a parlarne.
Si sa che la Mostra si svolgerà dal 2 al 12 settembre e a questo ci si poteva arrivare anche da soli perché, tradizionalmente o forse proprio per “legge”, la Mostra si svolge nel periodo che va dal mercoledì precedente al sabato successivo della prima domenica di settembre: quest’anno la prima domenica di settembre è il 6, da cui il mercoledì precedente è il 2 e il sabato successivo il 12.
L’altra cosa che già si sa è che a presiedere la Giuria internazionale di Venezia 83 è stata chiamata Maggie Gyllenhaal e quindi avremo una premiata - Osella per la migliore sceneggiatura nel 2021 per The Lost Daughter, adattamento cinematografico del romanzo La figlia oscura di Elena Ferrante - ad avere un notevole peso nell’assegnazione dei premi di quest’anno.
E, come viene riportato anche dal sito della Biennale, nell’accettare la nomina Maggie Gyllenhall ha dichiarato che il suo giudizio sarà guidato da tre aspetti: la curiosità, l'ammirazione e la passione… come darle torto?
Invece, non sia sa ancora nulla sugli altri giurati: né per i al massimo 7 giurati del concorso principale, che per i presidenti e i giurati delle altre sezioni. Ve ne daremo notizia non appena verranno comunicati ufficialmente.
(fv)
